La guerra

«L’accordo con l’Iran un grande successo» 

La minaccia: «Siamo pronti a bombardare se non manterranno la parola data» 

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Evian. Al G7, dopo anni di contrasti, scoppia la pace con Donald Trump. Il vertice di Evian si chiude nel segno della cooperazione ritrovata e del rinnovato linguaggio comune, dall’Iran all’Ucraina. «È stato un grande successo», assicura il presidente americano che ha difeso a spada tratta l’intesa con l’Iran, quando già avrebbe dovuto essere fra gli ori di Versailles. «Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati, e anche oltre», ha rivendicato il tycoon, affiancato dal segretario di Stato Marco Rubio e da quello del Tesoro Scott Bessent. «Questo accordo, che si chiama “Accordo Trump”, è fantastico», continua a ripetere gonfiando il petto, perché a Evian i 7 grandi sono tutti con lui. Anzi, aspettano la firma e l’apertura di Hormuz per far partire la missione europea di sorveglianza e sminamento dello Stretto sulla quale tanto contano Londra e Parigi.

I Paesi del G7

Lasciandosi alle spalle i toni aspri delle ultime settimane, il tycoon, pur non rinunciando a una frecciatina, ha quindi blandito gli alleati europei: «Sono nostri amici, anche se hanno sbagliato diverse cose, sull’energia, sull’immigrazione». A più riprese è tornato comunque a minacciare l’Iran: «Se non rispetteranno gli accordi ricominceremo a sganciare le bombe proprio sulle loro teste». Un concetto già espresso in mattinata e ribadito poi davanti alla stampa internazionale: «Li abbiamo distrutti, sicuramente avrebbero usato l’arma nucleare. Volevano che distruggessi tutto, i loro ponti e le infrastrutture. Ma così, con questa nuova leadership meno radicalizzata, possiamo parlare di un cambio di regime».

L’Italia

Trump ha usato gli argomenti più collaudati, come quello dell’arma nucleare che Teheran sarebbe stata sul punto di ottenere: «Se non avessi posto fine a tutto questo - ha tuonato - l’Iran avrebbe fatto saltare per aria tutto il Medio Oriente, incluso Israele». Quindi è tornato a prendere di mira l’accordo fatto da Obama con Teheran nel 2015, e da lui stracciato già nel corso del suo primo mandato. Il rapporto con Israele è tornato più volte nelle parole di Trump, decantando la sua «grande partnership» con Benyamin Netanyahu ma non rinunciando a bacchettarlo. Il tycoon ha invece ringraziato Xi Jinping e Vladimir Putin per essere rimasti «neutrali» nella guerra con l’Iran, rendendogli «le cose molto più semplici». Con gli alleati del G7 sembra anche essere tornata piena sintonia sul dossier Ucraina, dalla necessità di rafforzare il sostegno a Kiev a quella di aumentare la pressione su Mosca che mostra sempre più segnali di cedimento. E anche con Giorgia Meloni torna la luce: «Ho trovato il rapporto immutato. Ognuno capisce qual è il punto di vista dell’altro e quindi siamo ripartiti su quello che si può fare nei prossimi mesi, come abbiamo fatto l’ultima volta che ci siamo incontrati in una situazione come questa», ha detto la presidente del Consiglio al termine del G7.

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