Zootecnia.

Lingua blu, scatta l’allarme per i vaccini

Confagricoltura: la copertura dei capi è appena al 20%, la Regione ci ascolti

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«Con appena il 20% dei capi ovini vaccinati in tutta la Sardegna non possiamo che esprimere forte preoccupazione sull’andamento della campagna di contrasto alla Lingua blu». Dunque la febbre catarrale che colpisce le pecore torna al centro della preoccupazione nel mondo delle campagne. A sollevare il caso è il presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras.

La situazione

Per il numero uno dell’associazione di categoria, «ad agosto la percentuale di copertura vaccinale delle greggi avrebbe dovuto avere altri numeri visto che, appena la circolazione dell’insetto vettore sarà favorita dal calo delle temperature e dall’aumento dell’umidità, solitamente tra la fine di questo mese e settembre, si inizieranno ad affrontare le settimane epidemiologicamente più difficili». La Lingua blu, infatti, si trasmette attraverso la puntura di piccoli moscerini del genere Culicoides. La malattia virale infettiva non passa però da un animale all'altro per contatto diretto né risulta pericolosa per l’uomo. Ma per avere un ordine di grandezza sull’impatto nell’economia pastorale, con l’ultima grande ondata epidemica del 2024 sono stati oltre 75.000 i capi ovini morti, sino al primo trimestre del 2025.

I timori

Per questo, Taras chiede «agli assessori di Sanità e Agricoltura un «incontro urgente: un tavolo di aggiornamento dove si definiscano i prossimi piani d’azione attraverso cui contenere il possibile proliferare della Blue tongue. Le vaccinazioni in corso prevedono di intervenire sui sierotipi 3, 4 e 8, rispetto alle quasi trenta varianti della malattia registrate dai Servizi veterinari internazionali». In Sardegna «si sta affacciando anche il sierotipo 5, per cui non esistono vaccini, ma è necessario assicurare intanto una copertura sui ceppi noti, in modo da ridurre l’esposizione degli animali e le conseguenze dovute agli eventuali contagi. La possibilità di agire in modo diverso nelle aziende – ha concluso Taras – la possiamo ritrovare nella pratica virtuosa della gestione della campagna vaccinale 2026 contro la dermatite nodulare contagiosa dei bovini, dove si è già raggiunta una copertura del 70%. Abbiamo ancora qualche settimana per intervenire fattivamente, così da evitare di ritrovarci nei mesi più difficili a gestire emergenze più dannose e onerose per le aziende zootecniche e per le strutture sanitarie territoriali dedicate a governare le malattie animali».

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