La Sardegna possiede tutte le condizioni per essere un laboratorio avanzato della transizione energetica. Eppure, sul fronte delle Comunità energetiche rinnovabili il percorso appare rallentato se non bloccato. È una critica netta quella che arriva da Legacoop Sardegna che individua nella strategia regionale uno dei principali fattori di stallo. Al centro del confronto c’è il finanziamento da 10 milioni di euro destinato ai Comuni per le indagini tecniche preliminari, misura avviata con la Giunta Solinas e confermata dall’attuale esecutivo. Secondo Legacoop quella che doveva essere una leva di accompagnamento ha finito per congelare processi già avviati imponendo tempi e passaggi burocratici che hanno rallentato l’aggregazione tra cittadini imprese e territori.
«Le comunità energetiche non nascono con i bandi ma con la capacità di fare rete», osserva Claudio Atzori, presidente regionale di Legacoop. «In Sardegna se ne parlava e se ne facevano già prima». Già dal 2021 infatti alcuni Comuni avevano avviato percorsi concreti: Villanovaforru, Ussaramanna, Borutta sono esempi di esperienze positive. «Anche a Sestu siamo riusciti a realizzare una comunità energetica importante e questo dimostra che quando c’è visione i progetti possono partire».
Da viale Trento la lettura è diversa. L’assessore all’Industria Emanuele Cani respinge l’idea che lo stallo sia imputabile alle scelte regionali e richiama il quadro normativo nazionale. «Le comunità energetiche sono oggi regolate da una disciplina complessa, definita dal decreto ministeriale 414 del 2023 e dalle regole attuative del Gse», spiega. «È una normativa farraginosa che ha rallentato l’intero Paese, non solo la Sardegna». Proprio per queste difficoltà, chiarisce Cani, la Regione ha concentrato parte dei propri sforzi su misure più immediate, in particolare sugli incentivi all’autoconsumo per le famiglie, finanziando impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo attraverso bandi regionali. «Nonostante la nostra posizione sia totalmente favorevole alle comunità energetiche era necessario garantire risposte concrete».
Sul futuro delle comunità energetiche il tempo diventa un elemento chiave. A marzo scadono alcune finestre fondamentali del Pnrr e il rischio è che molte opportunità vadano perse. Un rallentamento che avverte Legacoop «finisce per favorire soprattutto i grandi player dell’energia mentre il modello cooperativo resta fermo ai blocchi di partenza».
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