Le vetrine oscurate già parlano. Nel cartello appeso accanto all’ingresso la conferma messa nero su bianco: “Vendita promozionale per chiusura attività”. Dopo oltre mezzo secolo di onorato servizio, anche il negozio di giocattoli Zorro sparisce dalla scena cittadina. «Quando non riesci più a chiudere il bilancio e per anni sei costretto a mettere le mani in tasca capisci che non hai alternative»: l’ultima resa ha la voce amareggiata di Paolo Bitti, e riporta al civico 1 di via Iglesias, dove lo sgombero è pressoché ultimato. Segue di poche settimane il trasferimento di Incaspisano - migrato da viale Regina Elena a viale Elmas - e la serrata di tante altre storiche attività che poco per volta sono scomparse dalle vie dello shopping, lasciando locati vuoti e in attesa d’acquirente e sempre meno identità e punti fermi.
La resa
Niente più giocattoli, dati via a metà prezzo con la svendita totale appena ultimata. «È un colpo al cuore ma non potevo fare altrimenti. Lavorare 15 ore al giorno per non portare a casa nulla si può fare per uno o due anni, poi ti trovi costretto ad arrenderti», spiega Bitti, intento a ritirare le poche cose rimaste in via Iglesias. Quarta e ultima sede dell’attività avviata dal padre Umberto, in via Sonnino, nel 1968. E dopo 58 anni arrivata al finale poco lieto. «Cosa fa la politica? Sino a oggi è rimasta a guardare», osserva. «Negli anni Novanta in città c’erano 29 negozi di giocattoli, oggi 7. Ma è un problema che riguarda tutti i negozi del centro. La verità è che il commercio di prossimità non può reggere la concorrenza dei colossi cinesi che vendono online e di chi non paga le tasse in Italia». Un addio sofferto; l'ennesimo di un centro dello shopping che ha cambiato volto.
Declino e amarcord
A rievocare i tempi d’oro sembrano esserci soltanto i ricordi e qualche vecchia insegna. Avamposti di una resistenza silenziosa al tempo ma non al declino che riporta al processo di desertificazione in atto in tutta Italia. La media è di un negozio ogni quattro ore che abbassa le serrande per l’ultima volta a livello nazionale, con oltre mille attività chiuse in quindici anni soltanto in città. Quasi sempre concentrate nel quadrilatero della moda: che parte da via Manno, prosegue nella via Garibaldi e arriva nel Largo passando per via Alghero e Sonnino. Tra gli ultimi ad aver tirato su la bandierina bianca c’è Incaspisano: il colosso della cartoleria ha lasciato la sede storica di viale Regina Elena - nata nel 1946 sulla scia della ricostruzione post guerra - per spostarsi in viale Elmas. “Chiuso per trasferimento”, si legge sulla porta sbarrata definitivamente qualche settimana fa. Uscita di scena certo più recente della vicina pizzeria Manno, che ha spento il forno a metà ottobre del 2022, dopo 43 anni e dove da giorni gli operai lavorano all’interno. Bocche sigillate, ma qualcuno vocifera abbiano acquistato i cinesi.
Locali sfitti
Se cambio doveva esserci ancora non c’è stato. In compenso aumentano i negozi che un tempo ospitavano le attività che hanno fatto la storia del commercio cittadino vuoti da tempo. Come Signoriello: chiuso da giugno 2023, dopo 130 anni di attività. Oggi resta l'insegna nel Largo, sopra le saracinesche mai più risollevate. Pochi metri più su, al 56, l'annuncio affittasi ha preso il posto dell'insegna Castangia. Che ancora si trova in via Manno, tra le vetrine impolverate e prese di mira dai writer. In via Cima, un altro negozio storico non ha retto il passo: Loi 1926 ha lasciato la sede all'angolo con via Manno. Anche qui si cercano locatari. Esattamente come altrove.
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