Regole regionali travolte dalla Corte costituzionale: inutili le osservazioni dell’assessorato all’Ambiente

I pannelli riempiono il vuoto normativo 

Villanova Truschedu, via libera dal Ministero a impianti fotovoltaici su 14 ettari di terreno 

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Un vuoto normativo regionale colmato con pannelli fotovoltaici distribuiti su circa 14 ettari. Ed è solo l’inizio. Il decreto ministeriale che esprime parere positivo nella procedura di Via sul progetto in località Perda Arroia, tra Villanova Truschedu e Ollastra, nell’Oristanese, cita solo di passaggio la nuova normativa nazionale in tema di autorizzazioni agli impianti per le rinnovabili: la legge 4 dell’era di Giorgia Meloni che “aprirà le gabbie”, con l’individuazione di 370.000 ettari di aree idonee in Sardegna. La commissione tecnica del ministero dell’Ambiente non ha bisogno di utilizzarla: sono bastate le vecchie regole varate da Mario Draghi. I provvedimenti di “gestione della transizione” voluti dalla Regione? Non solo non vengono citati nel provvedimento. Vengono proprio snobbati, perché ormai travolti. Anche se l’assessorato regionale all’Ambiente aveva provato a farli valere durante la procedura. Inutilmente: progetto approvato come se niente (sul piano legislativo regionale) fosse.

Chi sono

La società che ha proposto il progetto di chiama Baltex Sardegna 10 Villanova Truschedu Srl. Di sardo ha solo il nome e la terra da usare. La sede è a Milano e a controllarla sono il gruppo Premier e il fondo di investimento Kgal. Il primo «opera a livello globale dal 2006», come riportato nella presentazione. Il secondo «detiene attualmente un portfolio di 137 impianti» di rinnovabili «in esercizio, per una potenza installata di 1.4 GW (eolici, fotovoltaici e idroelettrici) ed una pipeline di progetti in sviluppo per una potenza di 1.5 GW». Un colosso dell’energia che vuole investire nelle campagne di Villanova Truschedu, in aree ora dedicate a seminativo e pascolo a circa 1,4 chilometri a sud del centro abitato, a ridosso della Statale 388 del Tirso e del Mandrolisai.

Il progetto

La richiesta di autorizzazione era stata depositata a luglio del 2022. Il piano iniziale prevedeva una produzione di una potenza di 10,42 Mw, poi ridotta a 10,16 durante il confronto con gli uffici ministeriali. Energia da produrre attraverso l’installazione di pannelli a un’altezza di 2,5 metri su filari distanti 9 metri e mezzo l’uno dall’altro. Così si continua a coltivare: questo è l’intento dichiarato dai proponenti. La commissione ministeriale ha tenuto la pratica ferma a lungo. Tanto che a metà del 2025 il Tar ha imposto di produrre una decisione. Arrivata il 24 marzo.

L’opposizione

Intanto la Regione aveva provato a farsi valere. Lo scorso ottobre aveva depositato le sue osservazioni, attraverso l’assessorato all’Ambiente: «Il procedimento in oggetto», era la tesi, «è da dichiararsi improcedibile» perché «si ritiene trovi piena applicazione la legge 20 del 2024», ossia la norma regionale che aveva provato a dichiarare le aree idonee e quelle inidonee. Una legge che a dicembre è stata stroncata dalla Corte costituzionale. La Sardegna è rimasta senza scudo, nemmeno quello di “carta” che era stato innalzato da Villa Devoto. E gli impianti, pale e pannelli, rischiano di proliferare sulla base delle leggi nazionali.

La decisione

L’anticipazione dello scenario è contenuta nel decreto che autorizza l’impianto dell’Oristanese. Si legge che «l’area di progetto non ricade neppure parzialmente all’interno delle aree naturali protette (...) e di siti della Rete Natura 2000». Quindi ecco il «parere positivo»: per il ministero quell’impianto si può realizzare. Nessuna legge regionale richiamata. Si fa riferimento alla nuova legislazione nazionale, in vigore da gennaio. Quella che permette di schiacciare sull’acceleratore a chi vuole realizzare impianti di energia rinnovabile. E non ha ancora sortito i suoi veri effetti.

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