Lo scenario.

Le toghe: «Riforma inutile e punitiva» 

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Lo scontro tra magistratura e politica attorno alla riforma fa il bis, mentre la scena cambia e si estende ai palazzi di giustizia di tutta Italia. Con gli attacchi delle toghe e le repliche che si sono moltiplicati e ancora una volta hanno incendiato il dibattito, senza sosta, sul referendum costituzionale. Il clima polemico ha caratterizzato le cerimonie di apertura in tutta Italia. Da Torino a Genova, da Palermo a Napoli.

A tenere banco è stata l’inaugurazione dell'anno giudiziario a Milano, tra le città simbolo della storia giudiziaria italiana e scelta dal ministro Carlo Nordio per il suo intervento, che ha ricalcato quello con cui venerdì a Roma, in Cassazione, ha difeso l'operato suo e del governo.

Nell’aula magna, che dai tempi di Mani Pulite e del governo Berlusconi è stata teatro di aspre contrapposizioni, ieri i vertici del distretto e degli uffici milanesi, davanti ai rappresentanti delle istituzioni - tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa - e delle forze dell'ordine, non hanno lesinato parole di un certo peso. A cominciare dal presidente della Corte d'Appello, Giuseppe Ondei, e dalla procuratrice generale, Francesca Nanni. Il primo ha cercato di sgomberare il campo da aspetti «fuorvianti» e ha affermato che la riforma non lascerà alcuna traccia in positivo sul sistema, e la seconda è andata diritta al punto: la sua «sostanziale inutilità a correggere le attuali pesantissime carenze» fa sorgere il «dubbio che si tratti di un intervento con carattere prevalentemente punitivo», ha spiegato. «Stiamo sprecando tempo e risorse - ha osservato sempre la Pg - senza contare il clima di gravissima tensione, a scapito di altre riforme».

Dopo è arrivata la relazione, a braccio, di Nordio, con l'obiettivo di preservare riforma e referendum: «Non sono fatti né contro né a favore di nessuno, né per punire la magistratura né per rafforzare il governo. Non abbiamo bisogno né di conferme né di punizioni. La riforma non avrà e non deve avere effetti politici». Ma andrebbe a completare il percorso del processo penale accusatorio, partito dalla riforma Vassalli, e non ha alcun «intento persecutorio». Poi, ha ribadito il Guardasigilli, «è irriverente verso il Parlamento attribuirgli una volontà che nessuno ha mai avuto», ossia ricondurre la magistratura sotto l'esecutivo.

«È una blasfemia», ha ripetuto il ministro, poiché «noi abbiamo enfatizzato l'indipendenza della magistratura, con cui noi cerchiamo un dialogo». Fuori dall'aula, mentre si chiudeva l'inaugurazione per lasciare spazio alle visite guidate, con altissima partecipazione, al Palazzo di Giustizia e ai laboratori di legalità organizzati dall'Anm, il presidente Cesare Parodi ha controreplicato: «C'è il concreto pericolo, non di una sottoposizione formale, ma di un condizionamento tanto indiretto quanto efficace dell'autonomia non solo dei pm, ma soprattutto dei giudici».

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