Due salme sono sospese a latitudini opposte. Una a nord e l’altra al capo opposto dell’Isola. Sono quelle di Enrico Piras e Giampaolo Ferrai. Attendono di essere dissequestrate e restituite alle rispettive famiglie per poter dare loro una degna sepoltura. Due destini diversi ma ugualmente drammatici, con gli inquirenti al lavoro per illuminare le zone d’ombra che aleggiano su entrambi i casi. Nei prossimi giorni sono attesi i nulla osta.
Enrico Piras aveva 63 anni ed è una delle due vittime del naufragio del peschereccio Luigino avvenuto lo scorso 11 febbraio. All’ospedale di Olbia, il medico legale Danilo Fois ha effettuato l’autopsia su incarico della procuratrice di Lanusei Paola Dal Monte, titolare del fascicolo d’indagine in cui si procede per il reato di naufragio. Manca soltanto l’esame del Dna che potrà confermare in maniera inequivocabile l’identità della vittima. L’ex agente della polizia penitenziaria, sposato con una donna originaria di Arzana e padre di due figlie, verrà seppellito nella sua Tortolì.
Tra Piras e Giampaolo Ferrai c’è un tratto d’unione che conduce a Bari Sardo, paese di cui erano originarie le loro madri. Da Bari Sardo, Ferrai (padre di Arzana) è andato via tanto tempo fa, dopo aver lavorato come servo pastore, e si era stabilito a Tortolì. Aveva 62 anni. È morto dopo un’agonia di diciannove giorni all’ospedale Brotzu di Cagliari. Il 7 aprile l’avevano ritrovato con il cranio fracassato sull’uscio della sua casa di Tortolì, in via Siotto Pintor, in cui abitava da solo. La sostituta procuratrice, Giovanna Morra, indaga per omicidio volontario, sebbene non si escluda l’ipotesi di una caduta accidentale.
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