Il retroscena.

L’antropologa Deplano: «Ho notato le pietre durante un trekking» 

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Non è certo una medaglietta. Ma se c’è una persona che ha il merito di aver dato il via libera all’indagine sui nuraghi a Sant’Elia, questa persone a Carla Deplano, archeologa, antropologa, insegnante in un istituto scolastico cagliaritano. «Per caso, facevo trekking, mentre percorrevo via del Borgo Sant’Elia per raggiungere la Torre costiera di Perdusemini, ho notato una costruzione in pietra che assomiglia alle torri sfidatrici dei secoli», secondo la definizione dell’archeologo Alberto Maria Centurione. «Quella costruzione, inglobata nel muro in cemento che delimita un’area militare, ha le caratteristiche di un nuraghe. Ma avevo bisogno di certezze, quindi ho coinvolto Nicola Sanna, quindi Giovanni Ugas e Raimondo Zucca per averne la conferma», dice. «Abbiamo fatto le nostre rilevazioni e siamo arrivati alla conclusione che si tratta di due nuraghi», aggiunge.

Alcuni, però, storcono il naso. «Mi fa specie che ci sia qualcuno che esclusa in maniera aprioristica la presenza di nuraghi a Cagliari, mentre sappiamo che sono ovunque. Nell’area vasta di Cagliari, con coste, stagni, villaggi, i nuraghi erano un presidio territoriale fortissimo». ( ma. mad. )

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