Pechino. L'acqua arriva come un cannone, inarrestabile. Case, ponti, strade: in un attimo l'alluvione, con onde gigantesche, travolge tutto, lasciando dietro di sé solo fango e distruzione. E morti: almeno 157 secondo un bilancio provvisorio della polizia nepalese. Ma il conto potrebbe essere sensibilmente più salato viste le 579 persone ancora irraggiungibili, tra cui 113 nepalesi e 466 stranieri provenienti da 28 Paesi diversi, come riporta l'Ente del turismo del Nepal. Sul sito “Dove siamo nel mondo” dell'Unità di crisi della Farnesina ci sono 90 gli italiani registrati tra Tibet e Nepal, ma «i due che risultano coinvolti sono in buone condizioni», ha assicurato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Tragedia immane
Le immagini che arrivano dal distretto montuoso di Rasuwa, nel nord del Nepal, a ridosso della frontiera con il Tibet cinese, raccontano una tragedia immane. Nella regione autonoma del Tibet, la frana originatasi dal lato nepalese ha colpito il valico di Gyirong, interrompendo comunicazioni e forniture elettriche. Le autorità cinesi hanno riferito per ora di tre morti e 265 dispersi e il presidente Xi Jinping ha ordinato di profondere il massimo sforzo per le ricerche e di rafforzare il monitoraggio per prevenire nuovi disastri. Almeno 574 soccorritori sono stati mobilitati dalle autorità di Pechino, ma le operazioni sono particolarmente difficili: per raggiungere la zona sono necessarie almeno quattro ore, perché i percorsi di accesso sono ostruiti da uno strato di sedimenti profondo circa un metro e mezzo.
Le cause
Secondo il ministro degli Esteri nepalese, Shishir Khanal, e una prima valutazione di scienziati nepalesi e cinesi, una frana o una valanga di ghiaccio potrebbe aver ostruito il fiume Lhende, forse innescata dal terremoto di magnitudo 4.4 registrato dall'US Geological Survey alle 8.37 ora locale in territorio tibetano. Il primo ministro nepalese, Balendra Shah, ha esortato la popolazione a restare unita di fronte alla catastrofe.
Sostegno internazionale
Sul fronte degli aiuti, l'India è pronta a dare al Nepal «tutta l'assistenza umanitaria possibile», mentre la Cina ha messo a disposizione un aiuto finanziario immediato. Anche Stati Uniti e Banca mondiale hanno offerto il loro sostegno. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato l'attivazione di Copernicus, il programma Ue di osservazione della Terra, per mappare le aree colpite in Nepal e sostenere la risposta sul terreno. L'Oms invierà medicinali e attrezzature sufficienti per circa 1.000 persone e 15 tende d'emergenza. Una maledizione che si ripete, come era già successo a luglio dell'anno scorso sempre con una piena del fiume Bhotekoshi che provocò nove morti e decine di dispersi, spazzando via il 'Friendship Bridge' e interrompendo per mesi i collegamenti commerciali tra i due Paesi. Ma quella di oggi è già una delle più gravi catastrofi naturali degli ultimi anni.
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