La crisi

L’allarme degli 007: nuova ondata a Ceuta 

Un altro assalto di migranti potrebbe arrivare anche prima del 15 agosto 

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Madrid. «Chavales, è vero che il 15 agosto la frontiera sarà aperta?», «da qui attraverseremo, non è profondo». Da giorni questi messaggi si rincorrono su FB, TikTok, Instagram e gruppi di WhatApp, con mappe, punti di ritrovo, vendite di mute da sub e indicazioni su come raggiungere la spiaggia di Fnideq, la vecchia Castillejos alle porte di Ceuta. Ma quella del 15 agosto potrebbe essere soltanto una data civetta. Per gli 007 spagnoli del Centro nazionale d’intelligence, che da giorni monitorano le Reti, il tam-tam è «pienamente credibile» e chi lo alimenta potrebbe persino anticipare il tentativo di un nuovo assalto di migranti all’exclave per «sfruttare l’effetto sorpresa». Madrid però questa volta vuole farsi trovare pronta.

Lo schieramento

Fonti del ministero dell’Interno confermano all’Ansa di disporre di «tutte le risorse necessarie» per fronteggiare nuovi ingressi irregolari. Nell’exclave restano dispiegati oltre 3.000 tra agenti di polizia, Guardia Civil e militari dell’esercito, con la possibilità di ulteriori rinforzi. Decisiva, nelle intenzioni del governo, sarà anche la cooperazione con Rabat, per fermare sul nascere eventuali partenze di massa dall’area di Fnideq. Lo spettro di una nuova spallata alla frontiera sud dell’Europa si aggira anche a Bruxelles, dove «l’attenzione resta davvero molto alta prima, durante e dopo il 15 agosto», ha avvertito un portavoce della Commissione europea, spiegando che l’Ue vigila costantemente lo spazio informativo insieme alle piattaforme digitali. L’esecutivo comunitario denuncia inoltre che canali di disinformazione russi hanno «rapidamente amplificato» la crisi di Ceuta, alimentando tensioni sociali. Mentre la fondazione spagnola di fact-cheking Maldita rileva che la rete di propaganda Pravda Spagna, collegata al Cremlino, sul suo canale Telegram promuove messaggi di estrema destra, secondo cui il governo spagnolo avrebbe abbandonato la popolazione di Ceuta.

Il bilancio

Sul terreno, intanto, la ferita aperta dall’esodo di circa 72mila persone del 30 e 31 luglio continua a segnare la vita quotidiana. Il bilancio delle vittime dal lato spagnolo è salito a 80, mentre quello ufficiale dal lato marocchino resta fermo a 11. Ma Ong come Caminando Fronteras parlano di circa 142 persone annegate fra le due sponde. Secondo il presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, nella città autonoma si trovano ancora «fra le tremila e le cinquemila persone» e i centri di accoglienza per minori e adulti sono «al collasso», in quella che definisce «un’emergenza umanitaria di enorme portata». La peggiore dopo la Marcia Verde del 6 novembre ‘75, quando circa 350mila civili marocchini disarmati attraversarono il confine del Sahara occidentale, allora colonia spagnola, per rivendicare la sovranità. E dopo quella del maggio 2021 quando in 48 ore 10mila persone entrarono nell’exclave iberica.

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