Non solo Michela Mua (attuale vicesindaca) e Paolo Angioni (ex primo cittadino a Uta dal 1990 al ‘95), si candiderà come sindaco di Uta anche Alessandro Ladu. Trentasei anni, imprenditore, era stato già candidato come consigliere comunale dell’attuale opposizione.
Perché si candida?
«Negli ultimi anni ho avuto una brillante carriera lavorativa, da cui ho ottenuto tanto. Sono del parere che quando uno ha ottenuto tanto è giusto che restituisca. Parte da un discorso di devozione verso la causa pubblica, oltretutto Uta è il paese dove sono cresciuto dove ho radicato il mio lavoro e le mie conoscenze. Vorrei mettere al servizio della comunità le mie capacità che durante l’esperienza lavorativa ho fatto mie».
Che cosa ne pensa dei 10 anni della Giunta del sindaco Giacomo Porcu?
«Porcu è un sindaco devoto e ha lavorato in modo serio e presente. Però, secondo me, la sua amministrazione ha avuto delle lacune e ha fatto delle scelte che io non condivido da un punto di vista degli investimenti. Avrebbe dovuto dare priorità ad altro».
Per esempio?
«Non avrei investito sul progetto Iscol@, per lo meno non in quella zona dove ci sono da considerare una serie di fattori come il traffico, sarà l’ennesimo progetto che rimarrà fermo perché due terzi dei lavori non si riuscirà ad appaltarli. E ancora la scelta di “ghettizzare” il Santuario Santa Maria: quello era un gioiello. Inoltre non si è attivato bene il paese da un punto di vista delle associazioni socio culturali. La crescita urbanistica è ai minimi storici».
Ha già una squadra?
«Sì. Per due terzi è composta da under 40, perché il nostro obiettivo è puntare sui giovani, e l’altro terzo mancante non supera i 55 anni di età. Sono tutte persone che hanno delle professionalità che possono coprire tutti i rami di quello che richiede un’amministrazione».
I vostri obiettivi?
«Bisogna subito attivarsi per risanare le condizioni di benessere degli operatori del Comune. Ci sono soltanto 27 dipendenti, dovrebbero essere 40. Riuscire a mediare per risolvere il contenzioso tra il Comune e l’associazione che si occupa di “Villa Ada”, in modo da poter riattivare la struttura. Inoltre vorremmo riuscire a creare un hub clinica, un poliambulatorio per far si che le persone anziane non siano costrette a spostarsi in altri paesi, non dimentichiamo che Uta ha quasi 10 mila abitanti. Nel programma definitivo ci saranno anche progetti sull’agricoltura e l’oasi naturalistica del Wwf. Vogliamo occuparci del decoro urbano oggi ai minimi storici».
L’arrivo nel carcere di Uta dei detenuti in regime di 41bis?
«Se si era scelto di creare 10 anni fa un braccio per ospitare i 41bis è un po’ utopico andare a battersi per non averli dal momento in cui si manifesta il problema. È un problema a livello nazionale».
Perché gli utesi dovrebbero votarla?
«Sono diventato un manager e imprenditore di spessore che da zero ora sono riuscito a mettere in piedi una società di 400 persone in tutta Italia. Sono convinto che per un Comune di queste dimensioni l’approccio non deve essere politico ma imprenditoriale».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
