Mentre trapela la notizia del no agli Usa su Sigonella – che Palazzo Chigi avrebbe preferito rimanesse riservata – arriva anche l’annuncio che il 9 aprile Giorgia Meloni riferirà al Parlamento sulle prospettive dell'esecutivo, 17 giorni dopo aver perso il referendum sulla giustizia. Le opposizioni lo chiedevano da sabato e la premier lo aveva già deciso, assicurano i suoi, inizialmente fissato per il 10 (però c’è la festa della polizia) e poi anticipato di un giorno. Una mossa, spiegano da Palazzo Chigi, per «chiarire una volta per tutte che il governo continua a lavorare anche dopo il referendum» e illustrare «i provvedimenti su cui è quotidianamente impegnato». Non saranno comunicazioni (per non drammatizzare il momento) e non è previsto un voto di Senato e Camera. Ma sarà un passaggio cruciale, proprio mentre lo stop ai bombardieri Usa alimenta le voci di un rapporto non più allineato fra Meloni e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Ma tra i due, si assicura, non c’è alcun problema.
Le risorse
Il problema autentico è la crisi militare, che preoccupa Palazzo Chigi soprattutto per gli effetti economici. Il taglio delle accise scadrà il 7 aprile, e in lavorazione ci sono un nuovo intervento sui carburanti e misure per le imprese. Ma le risorse scarseggiano. Si attendono i dati Istat della prossima settimana, cruciali per capire se l’Italia potrà uscire dalla procedura Ue d’infrazione. È la chiave per poter immaginare una manovra, l’ultima prima delle elezioni, meno rigida delle precedenti. È in questo scenario che la premier prepara la nuova fase, per archiviare le ipotesi di voto anticipato e di un rimpasto che porterebbe a un Meloni bis. Resta da capire se si presenterà in Parlamento con il nuovo ministro del Turismo e il nuovo sottosegretario alla Giustizia.
Legge elettorale
Intanto stenta a partire il dialogo sulla legge elettorale. Le opposizioni fanno muro e il centrodestra non pare intenzionato a forzare la mano. Così, anche se l’iter è iniziato con l’incardinamento in commissione Affari Costituzionali alla Camera, i tempi non sembrano troppo stringenti. Dopo Pasqua si prospetta un calendario di audizioni e poi si proverà a entrare nel vivo. Nel frattempo gli ambasciatori si metteranno al lavoro ma i punti di contatto per ora sembrano tutti da costruire. A partire da una revisione del premio di maggioranza - che a sinistra mettono come condizione per iniziare discutere - ma anche delle soglia per ottenerlo.
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