Il personaggio.

La voce più segreta dell’opera lirica Maestro, tocca a lei! 

Massimo Fiocchi Malaspina dalla televisione alla scena sarda 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Nato a Novara nel 1982, studi nei conservatori di Milano e Roma, Massimo Fiocchi Malaspina ha ricevuto lo scorso agosto la bacchetta come maestro del coro del Teatro di Lirico di Cagliari per i prossimi cinque anni, ereditandola dal maestro Giovanni Andreoli.

Maestro, Cagliari non è esattamente una novità per lei…

«Direi di no, sono quattro anni che insegno al Conservatorio, quindi non è il mio primo passo all'interno di questa comunità artistica. Ma questa nomina implica che mi trasferirò a Cagliari, anzi l’ho già fatto e ne sono felice, perché la Sardegna mi piace moltissimo e sto cominciando a conoscere la società e la città di Cagliari».

Come ha trovato il il coro?

«Ho trovato passione e disponibilità, e l’accoglienza ricevuta è stata straordinaria. E poi c’è anche tanto entusiasmo da parte degli artisti del coro: siamo chiamati tutti a imparare cose nuove, l’opera che stiamo preparando è nuova per tutti».

Intende “Il cappello di paglia di Firenze”, di Nino Rota?

«Esatto. Qui non è mai stata eseguita, ed è un'opera dal punto di vista musicale incredibile, una somma di tanti linguaggi: Rota è forse più conosciuto per le colonne sonore dei film di Fellini, ma era un compositore di tutto rispetto. Ha scritto quest'opera nel primissimo dopoguerra e il libretto è di sua madre; è un'opera che si presta all'ascolto a tutti i livelli, dai neofiti ai conoscitori del melodramma italiano più attenti. Spero che il pubblico cagliaritano lo accolga con entusiasmo, perché chiunque verrà ne uscirà arricchito e divertito».

A proposito del pubblico cagliaritano, com’è?

«Alle recite di Lucrezia Borgia, un'opera non del grande repertorio, ho visto un pubblico entusiasta e attento, capace di tributare bellissimi applausi e di ascoltare con grandissima attenzione. Mi è piaciuto moltissimo anche realizzare i concerti dedicati alle scuole».

Quanto è importante educare oggi i ragazzi a una musica in apparenza molto lontana da quella a cui sono abituati?

«Ho fatto il maestro con le voci bianche per tanti anni e ho lavorato per tantissime produzioni dedicate alle scuole, e questo mi dà un punto di vista privilegiato. Bisogna proporle con un linguaggio diverso e introdurli, accompagnarli all'ascolto. Ma quello che ho sempre riscontrato è che il pubblico giovane, se guidato, sa restare stupefatto dalla complessità, dalla ricchezza di sfumature e dalla ricchezza di timbrica di alcune pagine di musica che, a uno sguardo superficiale, potrebbero sembrare molto lontane. Per molti di loro sarà stata un'esperienza particolare all'interno del proprio percorso di formazione; per qualcuno potrà far nascere qualcosa di più duraturo nel tempo, e per qualcun altro invece può essere stata l'occasione che li ha fatti innamorare al nostro genere di musica».

Il maestro del coro è una figura pressoché invisibile nel teatro. Lavora per settimane e mesi, però poi alla sera sul podio c'è un altro maestro. Come si convive con questa invisibilità?

«Fare il maestro del coro è fare tanto artigianato, nel senso più nobile del termine. È vero che si sta nell’ombra, a parte il momento degli applausi, però la grande ricchezza di questa professione è avere a che fare costantemente con la compagine corale: quindi si creano delle intese, dei rapporti che invece a un direttore d’orchestra che viene invitato per la produzione sono preclusi».

Laurea in filosofia e studi medici. Solo curiosità, o tutto entra nel suo modo di abitare la musica?

«A me interessa l’essere umano, mi interessano le persone con cui lavoro, l'arte con la A maiuscola quando viene veicolata attraverso le persone; alla fine, penso che un po’ tutto rientri in questo mio interesse umanistico».

Anche le esperienze più “pop”?

«Lavorare al reality “Il Collegio” mi ha messo in contatto con i più giovani: ho provato ad appassionarli. E poi ho lavorato tanto con Maurizio Crozza. Ora la mia attenzione adesso è qui, a Cagliari».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi