Via dell’Agricoltura.

La strada della vergogna: «Questa è terra di nessuno» 

Discariche abusive, prostituzione, allagamenti: protestano i commercianti della zona 

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Cumuli di rifiuti, prostituzione, pericolo incendi e illuminazione assente. Questo lo scenario in via dell’Agricoltura, tra Cagliari ed Elmas: un’arteria strategica tra viale Elmas e viale Monastir diventata negli anni “terra di nessuno”. «Siamo qui da 25 anni e da allora combattiamo una guerra contro i mulini a vento», racconta Davide Cocco della ditta Cocco Albino e Figli, una delle attività storiche dell’area. «È imbarazzante vedere un degrado simile. Abbiamo sollecitato il Comune in tutti i modi possibili, ma questa resta una strada dimenticata».

La discarica a cielo aperto

Per chi arriva da viale Monastir, subito dopo la curva l’impatto è quello di una cartolina agghiacciante: una distesa di rifiuti ammassati senza controllo. Mobili, pezzi di auto, sacchi domestici e scarti industriali formano una discarica a cielo aperto.Ma a preoccupare di più, specialmente durante le stagioni più calde, è il rischio incendi. «Ci siamo trovati tante volte in situazioni di estremo pericolo – racconta Giovanna Sotgiu Cocco, della stessa società del fratello Davide –. D’estate il canneto rinsecchito prende fuoco facilmente e le fiamme divampano tutto intorno bruciando qualsiasi cosa».

Tra buio e attività illecite

Oltre agli incivili – abituati a lanciare i sacchetti fuori dal finestrino – nel buio della via le attività illecite sono visibili a chiunque passi. Prima su tutti lo sfruttamento della prostituzione, anche in pieno giorno. Quando arriva sera «per riscaldarsi – raccontano i fratelli Cocco – le ragazze accendono dei falò con ciò che trovano, rischiando ancora una volta di causare incendi». L’asfalto dissestato è un rischio per auto e mezzi pesanti ma a piedi è ancora peggio. «A volte prendo il 9 per andare al lavoro – dice Giovanna Sotgiu – e dalla fermata devo camminare sul ciglio della strada, senza marciapiedi né luce, con i camion a pochi centimetri».

L’incubo allagamenti

Alla lista di problemi si aggiunge il canale di scolo verso lo stagno di Santa Gilla, soffocato da canneti e rifiuti e diventato rifugio per topi e nutrie. «Quando la pioggia è forte abbiamo paura – spiega Roberto De Agostini della Koklit Service –. Durante l’alluvione del 2008 qui i vigili del fuoco intervennero con un gommone per salvare alcune persone sui tetti delle auto». Per Carlo Seu, imprenditore di diagnostica edile, tra le prime aziende della via, la situazione è ormai insostenibile: «Ci vergogniamo persino di avere l’attività qui. Tra l’altro il canale in questo stato rappresenta un alto rischio idrogeologico. Da troppo tempo restiamo inascoltati». Negli anni le segnalazioni agli uffici comunali si sono accumulate come i rifiuti a bordo strada, tra competenze che si rimpallano e nessun intervento. «Siamo stati dimenticati, eppure le tasse le paghiamo regolarmente».

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