Inviata
Terralba. Cartella sotto il braccio con gli ultimi aggiornamenti dal territorio, telefono sempre a portata di mano e un sorriso largo per chiunque lo incroci per strada con l’urgenza di raccontargli come vanno le cose. L’argomento è sempre lo stesso: medici che mancano, Ascot intasati ed emergenze varie ed eventuali.
Full time
«La cosa preoccupante è che la sanità in Sardegna sta molto peggio di come si racconta». Alessandro Rosas quello che dice lo ha imparato sul campo. Impiegato 55enne del Comune di Terralba, dal 2021 è referente e coordinatore del comitato locale nato per difendere il diritto alla salute, un impegno che con il trascorrere degli anni gli ha rubato il tempo per la vita privata, le persone più care, la corsetta al mattino e persino il sonno. «Certo che non riesco a dormire: di notte lavoro per il comitato, preparo i documenti, i comunicati e poi penso alle storie delle persone che incontro ogni giorno: non riesco a lasciarle andare, mi restano dentro». Impossibile scucirgli i dettagli di queste storie: Rosas ne fa una questione di privacy, ma non solo. Il fatto è che preferirebbe non parlare di se stesso e dei segreti che custodisce, ogni frase la comincia con «noi» nel tentativo di spostare l’attenzione sull’attività del comitato e sulle tante iniziative svolte in questi anni difficili e sempre più complicati. Una cosa è certa: «Non ho mai pensato di mollare».
Il punto più basso
Eppure di momenti bui ce ne sono stati parecchi. Il peggiore è stato lo scorso anno, quando un medico ha aumentato il massimale e ha reso disponibili 500 posti per nuovi pazienti. La gente disperata ha dormito davanti al Poliambulatorio per farsi trovare pronta al momento dell’apertura e potersi iscrivere. Tra loro anche un signore di 92 anni e una donna che ha aspettato per ore in piedi con il deambulatore. Quello è stato il punto più basso. Tra l’altro una situazione che si sarebbe potuta evitare: sapendo che il portale Zenteweb era accessibile solo a chi un medico lo aveva già, l’azienda avrebbe dovuto organizzare una procedura adeguata per tutti gli altri. Ecco, se dovessi pensare a un momento di sconforto, direi che è stato quello».
I numeri
Tra l’altro Alessandro Rosas è tra le migliaia di persone del Terralbese che un medico non ce l’hanno. «La medicina territoriale è quella che soffre più delle altre perché fa da filtro ed è un pilastro della sanità pubblica, Quando entra in crisi la sanità territoriale salta la prevenzione e si paralizzano altri settori come, per esempio, l’emergenza-urgenza perché le persone non sanno a chi rivolgersi. In questo momento, qui a Terralba – un centro che conta circa diecimila abitanti – più di seimila non hanno medico e per la fine dell’anno uno dei due rimasti in servizio potrebbe andare in pensione». L’unica alternativa è l’Ascot che – per inciso – ieri mattina era chiuso.
La politica
In una condizione simile il comitato si trova a gestire situazioni diverse: «Ascoltiamo i cittadini e raccogliamo le segnalazioni, organizziamo sit-in e ci rapportiamo con le istituzioni e l’azienda sanitaria. Io lavoro sette giorni su sette». E poi ci sono le sirene della politica. «Il periodo elettorale è quello della campagna acquisti. All’interno del comitato, com’è normale, ci sono diverse sensibilità, tutte da rispettare, ma nessuna deve influenzare il nostro lavoro. Se qualcuno ha ambizioni politiche è giusto che le insegua, ma a quel punto deve farsi da parte».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
