Monastir.

«La mia vita per i ragazzi e la scuola» 

Il maestro Vitalio Piga, 87 anni, ha cresciuto generazioni di alunni 

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Prima delle scuole moderne c’erano le pluriclassi negli stazzi e le lezioni nelle stanze delle chiese o delle case delle famiglie benestanti. I bambini, rigorosamente con grembiule nero, fiocco e sa bussa di cartone accedevano alla prima classe solo al compimento dei sei anni. Per più di quattro decenni Vitalio Piga, 87 anni, maestro di Monastir che ha curato generazioni di allievi, ha insegnato in quel periodo dove la scuola era pazienza, disciplina e riscatto sociale. «Ho dedicato gran parte della mia vita al servizio della scuola plasmando le menti e i cuori di tanti piccoli alunni. Ogni bambino, nel suo percorso, è stato un seme piantato nel mondo del futuro».

I viaggi in bicicletta

Inizia la sua carriera come maestro singolo negli anni Sessanta nel Centro di addestramento unità corazzate di Teulada, con soldati analfabeti o semianalfabeti come studenti. «Non solo facevo lezione, spesso mi chiedevano di scrivere le lettere alle loro fidanzate», ricorda sorridendo. Da lì si spostava nelle campagne del Sulcis. Lo stipendio era basso, 28 mila lire al mese, e per raggiungere gli stazzi si spostava in bicicletta. «Nelle pluriclassi, mentre spiegavo ai bambini di terza, quello di quarta mi diceva “E io maestro?”. Dovevo cercare di dedicare attenzione a tutti. Non esisteva lo scuolabus, perché lasciarli senza istruzione? L’alunno entrava a scuola senza alcuna preparazione, il maestro doveva insegnare anche come impugnare la matita».

La fiducia dei genitori

In quegli anni non era solo un insegnante, ma una figura di riferimento, quasi un’autorità nel paese. I genitori affidavano i propri figli come se fosse un familiare. «Ricordo che il primo giorno di scuola le mamme mi dicevano “su maistu, si ddu affidu cummenti a unu babbu” . Oggi è diverso, il maestro deve stare attento a tutto, anche al modo di insegnare e comportarsi», dice. Dopo tre anni arriva l’avvicinamento a Goni, che raggiungeva con una Seicento sempre guasta. Nella scuola c’era una bidella che si occupava della gestione delle aule e dei lavori più pratici come gettare il bando in paese. Da lì arrivano gli incarichi a Sisini, San Basilio e Siurgus Donigala. «Ogni paese era una realtà diversa. Ho insegnato in cucine con sa forredda accesa e in stanze dove mancava quasi tutto, come negli stazzi, e dopo in aule molto accoglienti. Cambiavano i bambini, le abitudini e il modo di vivere. In paesi come Siurgus Donigala invece si viveva già in un contesto più strutturato», ricorda Vitalio Piga.

Una lunga carriera

Negli anni Settanta arriva a Monastir, dove insegna fino al 2003, anno in cui va in pensione. «Nei miei 43 anni di carriera ho incontrato tanti ragazzi, li ho presi per mano, insegnando loro non solo a leggere, scrivere e far di conto, ma anche a meravigliarsi del mondo. Ancora oggi qualcuno continua a chiamarmi maestro, anche se non lo sono più. Però mi sento ancora tale, speriamo ancora per molto».

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