Una denuncia per stalking, alcune aggressioni in strada e un’irruzione in casa, Fabio Malu aveva preso di mira Davide Unida e per mesi lo avrebbe perseguitato, arrivando anche a minacciare i familiari della vittima. Sono i fatti emersi ieri a Sassari, davanti ai giudici della Corte d’Assise, nel processo per l’aggressione mortale ai danni di Unida, avvenuta l’otto luglio del 2023 a Luras. La madre della vittima ha deposto in aula e sono stati momenti drammatici. La donna ha raccontato ai giudici che cosa è successo nei mesi precedenti al delitto di Luras, in particolare un episodio avvenuto nella sua abitazione. La pensionata ha dichiarato: «Malu entrò a casa e ci minacciò di morte, c’era anche mio marito. Vi ammazzo tutti diceva». Il delitto dell’otto luglio 2023 (Unida venne colpito alla testa con il manico di un aspirapolvere) stando alle deposizioni di ieri (sono stati sentiti anche altri testimoni) è stato il tragico esito di una vicenda che è stata sottovalutata, nonostante le segnalazioni dei Carabinieri. Davide Unida aveva chiesto aiuto con una denuncia, il fascicolo venne archiviato poco prima del delitto. La madre della vittima ha detto di non avere mai saputo perché il figlio si trovava in quella drammatica situazione. Ieri è stato sentito anche il medico legale, Salvatore Lorenzoni, consulente del pm. Lo specialista ha spiegato che Unida è morto a causa di un devastante colpo alla testa.
Le denunce
A margine dell’udienza è emerso che la Procura di Tempio starebbe valutando il contenuto di diverse deposizioni, si parla di reticenza e dichiarazioni al limite della falsità. Si tratta di persone che avrebbero fornito ai giudici una ricostruzione infondata della vicenda. Il 5 maggio prossimo sarà sentito l’imputato, difeso dal penalista Giampaolo Murrighile. Sarà un passaggio decisivo del dibattimento, Malu sostiene di avere colpito la vittima per difendersi.
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