La storia.

La lunga odissea per un’ecografia 

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Un dolore improvviso, apparentemente banale, che si trasforma in un percorso a ostacoli tra ambulatori, inutili attese e reparti introvabili. È l’ennesima storia che emerge dalla crisi profonda della sanità sarda, e che nei giorni scorsi ha coinvolto una bambina di 11 anni e sua madre, residenti in un centro della Baronia.

Tutto inizia quando la piccola accusa un forte dolore a un piede. Preoccupata, la madre decide di rivolgersi al pediatra. «Dopo averla visitata – racconta – e non notando nulla di particolare che potesse portare a una diagnosi, ci ha prescritto una visita specialistica con un’ecografia». Un passaggio che sembrava semplice, quasi routine. Ma è proprio qui che il percorso si inceppa. Al momento di prenotare l’esame, la donna si scontra con il primo ostacolo: il Cup. «Ho chiamato telefonicamente, ma mi hanno detto che per questo tipo di visite le liste erano piene e che avremmo dovuto attendere a lungo». Un’attesa che però la bambina non può permettersi. Nei giorni successivi il dolore aumenta, fino a diventare insopportabile. A quel punto la madre decide di portare la figlia all’ospedale di Nuoro. «Mai l’avessi fatto – racconta – perché quel viaggio si è trasformato in un incubo». Arrivate al presidio, scoprono infatti che non esiste un Pronto soccorso pediatrico. Indirizzate verso quello generale, madre e figlia si trovano a percorrere corridoi affollati, tra pazienti già in cura. «Ci hanno fatto passare nella parte interna – prosegue – tra lettighe con persone che si lamentavano e altre che sanguinavano. Una scena che ha terrorizzato mia figlia, scoppiata a piangere e tremare».

Dopo ore di attesa e senza risposte, la donna decide di andare via. Il tentativo successivo è all’ospedale di Olbia. Qui almeno il Pronto soccorso pediatrico c’è. «I medici ci hanno mandato in chirurgia – racconta ancora la madre – ma lì siamo state respinte perché il problema, secondo loro, spettava all’ortopedia». Reparto però irraggiungibile: i medici erano impegnati in sala operatoria. Un’altra porta chiusa, un’altra giornata persa. Madre e figlia tornano a casa senza una diagnosi, mentre il dolore peggiora, al punto da impedire alla bambina di camminare. Un’odissea che ancora non ha una fine, una vicenda che, al di là del singolo caso, racconta con crudezza le difficoltà quotidiane di chi si trova a fare i conti con un sistema sanitario in affanno.

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