Il day after di Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto uscente al ministero della Giustizia finita al centro delle polemiche dell'infuocata campagna referendaria, comincia nel segno di una apparente normalità. Lei e Nordio si sono visti in mattinata quando lei è salita nel suo ufficio. «Le sue sono state dimissioni spontanee e inattese, oltre che insindacabili», insiste ill ministro, ma le voci che circolano parlano di una scelta obbligata stabilita dalla linea della premier Giorgia Meloni, che è quella di non fare sconti a nessuno dopo la sconfitta al referendum. Tra i pochi a battersi fin da subito per evitare che anche la deus ex machina di via Arenula finisse nella resa dei conti nel governo, tanto da ipotizzare inizialmente le dimissioni per se stesso, era stato proprio Nordio. Archiviato il ringraziamento, dal Guardasigilli è poi arrivata l'ennesima autocritica, soprattutto per la frase detta in quei giorni concitati, a cui seguì l'intervento senza precedenti di Mattarella al Consiglio superiore della magistratura: «Quella sulla para mafiosità del Csm non era affatto mia ma di un magistrato del Csm, di cui ho citato parola per parola la dichiarazione». Anche se il governo lo considera blindato, il vero punto interrogativo è l'inevitabile stanchezza del Guardasigilli dopo una campagna dura e un obiettivo solo sfiorato.
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