Pescara. Niente fraintendimenti né rigore. Mamma Catherine si affida ad un’interprete per farsi tradurre una lettera, scritta in inglese, con cui spiega all’opinione pubblica il suo desiderio e quello del marito di riabbracciare i figli. Papà Nathan, invece, si piega al galateo delle istituzioni e indossa un’inusuale completo scuro, giacca, camicia e l’unica concessione concordata sulla cravatta.
La “famiglia del bosco” si presenta unita, mano nella mano, sempre e come sempre. Mezz’ora di riunione a Palazzo Giustiniani, a Roma, durante la quale la seconda carica dello Stato ha fatto quella che lui stesso chiama una «moral suasion», invitando tutti i protagonisti del caso a «eliminare le rigidità in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita». Passato l’appuntamento referendario, dunque, il presidente del Senato ha accolto nella Capitale la famiglia neorurale che, da oltre quattro mesi ormai, è protagonista di una vera e propria battaglia legale dopo la decisione dei giudici di allontanare i tre figli dalla casa nel bosco. «Abbiamo vissuto nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione, non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini e non li abbiamo mai privati dei loro bisogni – ha detto Catherine leggendo una lettera all’uscita del Palazzo –. Siamo qui per essere ascoltati e per poter tornare a essere di nuovo una famiglia», è l’appello in lacrime della donna.
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