Washington.

La Fed alza i tassi e scontenta Trump 

Dopo tre anni un incremento dello 0,25%, un altro è atteso entro fine anno 

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La Federal Reserve rialza i tassi, per la prima volta in tre anni, portandoli nell'intervallo obiettivo del 3,75%-4%, con l'ipotesi di almeno un altro rialzo entro la fine dell'anno. L'intervento di 25 punti base, adottato all'unanimità (12 voti favorevoli), era atteso e già scontato a malincuore dai mercati, gettando le basi per uno scontro tra il numero uno della Banca centrale Usa Kevin Warsh e il suo sponsor, il presidente Donald Trump, che dal suo ritorno alla Casa Bianca non ha fatto altro che premere per il taglio dei tassi a sostegno dell'economia, arrivando negli ultimi giorni a minacciare la Fed in caso di mancate azioni in tal senso a sette settimane dalle elezioni di midterm di novembre.

Il messaggio

«Non ho nulla da riferire in merito a eventuali colloqui con il presidente: tuttavia, non considererò questa come la domanda ufficiale», ha detto il presidente della Fed, Kevin Warsh, nel briefing post Fomc a chi gli chiedeva quale fosse il suo messaggio per Donald Trump. «Per quanto riguarda i cittadini americani sono le fasce meno abbienti a trarre i maggiori benefici dalla stabilità dei prezzi. La decisione odierna è quella giusta per adempiere al mandato conferitoci dal Congresso, ovvero garantire la stabilità dei prezzi», ha detto Warsh.

L’attività economica Usa ha avuto un'espansione «a un passo solido, mostrando una forte resilienza». Con le incertezze geopolitiche pendenti, ha affermato ancora, il trend dell'occupazione è solido, mentre «per 5 anni l'inflazione è rimasta sopra il target» del 2%, «troppo alta per troppo tempo».

Il mandato

La decisione adottata ieri all’unanimità ha mostrato dunque «la volontà di combattere il rialzo dei prezzi», nel rispetto del suo duplice mandato di un solido mercato del lavoro e una bassa inflazione, ha detto Warsh rilevando ancora una volta l'importanza strategica dell'indipendenza in capo alla Federal Reserve: «Noi restiamo sulla nostra corsia».

L’anno scorso il tycoon ha insistito con forza sul ribasso del costo del denaro e alla fine la Federal Reserve ha proceduto a tre riduzioni. Il terreno per un trend contrario è adesso maturato per l'intensificarsi del conflitto in Medio Oriente e per le incertezze sulle forniture di petrolio, che ha spinto al rialzo i prezzi del greggio e alimentato le aspettative di inflazione, con i rendimenti del T-Bond a 10 anni saliti pericolosamente oltre il 5%, ai massimi dal 2007.

I rapporti

Warsh ha gestito il rapporto con Trump in modo diverso rispetto al suo predecessore, Jerome Powell, finito per ritorsione sotto indagine - e poi scagionato - per i mega lavori di ristrutturazione e ampliamento della sede della Fed a Washington. Un mese fa, la probabilità di rialzo dei tassi era solo del 36%, poiché il mercato si aspettava dati sull'inflazione contenuti e temeva la riluttanza di Warsh a impegnare la Fed in una politica monetaria restrittiva. Tuttavia, le dichiarazioni di Warsh durante il simposio annuale di agosto della Fed a Jackson Hole, nel Wyoming, hanno iniziato a cambiare gli scenari.

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