Lascia l’aula del Tribunale abbracciato alla figlia. Antonio Succu, l’ex sindaco di Macomer, si allontana prima di tutti dal Palazzo di giustizia. Appena letta la sentenza lo seguono alla spicciolata tutti gli altri, dribblano i giornalisti. L’ex consigliere regionale Augusto Cherchi taglia corto «nessun commento». Il suo legale, l’avvocato Pierluigi Meloni annuncia il ricorso in Appello. «Aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza, ma è chiaro che impugneremo questo verdetto». Anche l’avvocato Guido Manca Bitti, che insieme a Roberto Olla, assiste Succu ammette una certa perplessità rispetto al verdetto. «Siamo curiosi di conoscere le argomentazioni che hanno portato a questa sentenza e poi valuteremo. Noi siamo sempre stati convinti della nostra posizione». Anche chi è stato assolto tira dritto, nonostante ieri si sia chiusa una lunga e sofferta vicenda giudiziaria.
L’inchiesta
Soddisfatto il pm marco De Crescenzo che, sette anni fa insieme a Armando Mammone, mise in piedi un’inchiesta che sconvolse il mondo della sanità oristanese. «Siamo soddisfatti, di 21 capi di imputazione, ben 18 erano prescritti – ha commentato - restavano tre capi difficili da dimostrare e oggi sono arrivate le condanne. Il nostro impianto accusatorio ha retto al vaglio del dibattimento».
L’indagine era partita da una richiesta di accesso agli atti sulle assunzioni da parte della commissione speciale sulla sanità del Consiglio regionale. Sotto accusa i concorsi per ostetrica, infermieri e oss dove, secondo gli investigatori della Guardia di finanza, le domande venivano date in anticipo a quelle persone “amiche” che come contropartita avevano assicurato la propria candidatura o quella di un parente oppure il tesseramento al Pds. Sarebbero state pilotate anche le assunzioni interinali che avvenivano su indicazione del nominativo della persona da impiegare al San Martino. La regia, secondo l’accusa, sarebbe stata di Antonio Succu, con il suo braccio destro Salvatore Manai. Tutte le altre persone coinvolte avrebbero avuto ruoli diversi come si leggeva nell’ordinanza di custodia cautelare che a ottobre 2019 mandò ai domiciliari Succu, Cherchi, Manai e Gianni Piras con ben 15 indagati. ( v. p. )
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