A sessanta metri d’altezza per urlare ancora una volta tutta la loro rabbia: quattro operai dell’Eurallumina di Portovesme, ieri mattina, hanno raggiunto il Forno 1 all’interno dello stabilimento. Un anno dopo la clamorosa occupazione dei silos, i lavoratori hanno deciso di mettere in atto un’altra protesta, a sessanta metri, in attesa della riunione che si svolgerà oggi a Roma tra Ministero delle Imprese, Ministero dell’Economia e finanze, Eurallumina, Regione, Provincia, Comune di Portoscuso e il Comitato di Sicurezza Finanziaria, l’organismo che ha stabilito le sanzioni alla Rusal, proprietaria dell’Eurallumina, congelando gli asset della società dopo l’inizio della guerra da parte della Russia.
Le richieste
Dito puntato contro il Governo, gli operai chiedono risultati concreti: non ci sono più soldi per mandare avanti la fabbrica, gestita dall’Agenzia del Demanio perché bene sottoposto a sanzioni. «Gli ultimi mesi – si legge in una nota di Rsa, segreterie territoriali dei Chimici e lavoratori Eurallumina – raccontano un’inconcludenza che non è più tollerabile: i 9,6 milioni di euro annunciati a dicembre 2025 sono stati erogati solo in parte. Il tavolo del 15 settembre si è chiuso con un nulla di fatto mentre il 13 ottobre, per la prima volta si sono seduti allo stesso tavolo tutti i soggetti competenti eppure anche quella riunione, inspiegabilmente senza i rappresentanti dei lavoratori si è conclusa con un nulla di fatto e senza alcuna soluzione per lo sblocco degli asset. Non accetteremo che sia lo Stato italiano a condurre l’azienda verso il fallimento». Mentre davanti ai cancelli si svolgeva un’assemblea informativa, è stata annunciata la nuova forma di protesta. «Passeremo la notte qui – hanno detto i lavoratori – aspettando il risultato della riunione al Ministero. Per il nostro futuro non è più tempo di rinvii».
La solidarietà
Dalla Regione, che oggi sarà presente all’incontro, arriva la solidarietà agli operai. «Auspichiamo che nella riunione – ha detto l’assessore all’Industria Emanuele Cani – venga ufficializzata da parte del Mef la disponibilità delle risorse necessarie per superare questa fase critica e subito dopo bisognerà ragionare col Mimit sulla ripartenza dello stabilimento». A Portovesme, dopo un evento sul Jtf a Carbonia, è arrivata l’assessora regionale al Lavoro Desirèe Manca che ha parlato con gli operai. «Non stiamo parlando di semplici numeri o di dinamiche industriali astratte – ha affermato – ma di persone in carne e ossa, di madri e padri di famiglia che hanno un mutuo da pagare e che lottano per la dignità del proprio lavoro. Difendere l’Eurallumina significa difendere la vita e il futuro di questo territorio». Sulla protesta degli operai interviene anche Gianluigi Rubiu, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, esprimendo vicinanza agli operai: «La vertenza - dice - richiede ora un intervento deciso del Governo centrale, con le risorse e gli strumenti necessari a garantire la gestione e il futuro dello stabilimento. I tempi potrebbero essere maturi per l’avvio di un’amministrazione controllata al fine di tutelare lavoro, ambiente e sviluppo del territorio». Oggi a Roma sarà presente anche la Provincia. «È indispensabile un cambio di passo – dice Romeo Ghilleri, consigliere provinciale con delega all’Industria – ci auguriamo che l’incontro al Mimit si traduca finalmente in decisioni chiare, impegni verificabili e tempi definiti per il rilancio dello stabilimento e il programma di risanamento ambientale».
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