Monte Urpinu, via San Paolo, Calamosca, San Bartolomeo. L’erba alta soffoca i campi incolti del capoluogo, facendo aumentare il rischio di incendi. Le piogge abbondanti cadute durante la stagione, che hanno contribuito alla crescita smisurata della vegetazione, e il caldo in arrivo non fanno presagire niente di buono. Un’anticipazione la scorsa settimana, quando è scoppiato un incendio in un campo di via Dessy Deliperi a due passi dalla scuola elementare Sergio Atzeni. Il fumo denso e le fiamme alte che stavano per raggiungere il giardino dell’istituto hanno convinto dirigente e professori, per precauzione, a far sgomberare l’edificio.
La mappa
Non c’è angolo della città che non sia invaso dalle sterpaglie. Il problema riguarda sia i terreni privati che quelli pubblici, dalle rotatorie ai campi di periferia e dei quartieri residenziali. In via Dei Conversi, tra l’ex caserma dell’Aeronautica militare e i vecchi depositi della Marina, l’erba quasi completamente secca ha raggiunto i due metri di altezza. Se dovesse, per vari motivi, prendere fuoco sarebbe a rischio Monte Urpinu. Anche perché l’incendio sarebbe molto difficile da contrastare con i mezzi aerei, come successe alcuni anni fa. Stesso discorso sul Belvedere di viale Europa, dove, per far aumentare i pericoli, alle erbacce si aggiungono i rifiuti abbandonati dagli incivili. A proposito di scuole, erba alta anche nei campi che circondano l’istituto Buccari Marconi, in via Valerio Pisano. A poche centinaia di metri, un nuovo potenziale pericolo nell’altro polmone verde della città. All’interno del parco di Terramaini, ben curato e frequentato da migliaia di cagliaritani, c’è l’angolo della vergogna. Uno spazio recintato, non è chiaro se comunale o proprietà privata, dove la vegetazione si è impadronita anche di vecchie impalcature arrugginite. Se dovesse scoppiare un rogo, le fiamme raggiungerebbero in pochi istanti il parco con effetti disastrosi come quelli del 2016, quando le fiamme partite da un canneto distrussero il ponte che fu ricostruito cinque anni dopo. Ricordi terribili anche il rogo che tre anni fa distrusse il colle di San Michele.
Solo promesse
Altra area che avrebbe necessità di un occhio di riguardo è via San Paolo, dove sarebbe dovuto nascere un parco urbano. Niente da fare, al suo posto solo un cumulo di promesse e montagne di rifiuti abbandonati ed erba alta. In quell’area il rischio per beni e persone è altissimo per la vicinanza di alcune palazzine e della linea ferroviaria. Altro punto sensibile, il campo di sterpaglie vicino alle palazzine di San Bartolomeo e, poco distante, i terreni incolti di Calamosca, dai quali più di una volta sono partiti incendi che hanno avvolto il colle con i suoi vecchi pini.
Il Comune
Ammette che si potrebbe fare di più. L’assessora comunale all’Ambiente e al Verde pubblico Luisa Giua Marassi. A parte i parchi pubblici, sempre ben curati, le criticità sono molteplici. «Le aree incolte vengono trattate con una periodicità che varia dai 2 ai 4 mesi a seconda della tipologia di aree. Il Servizio del verde si occupa invece in via ordinaria della cura e della manutenzione di parchi, giardini e aiuole assegnate alla sua gestione». Sono innumerevoli i campi incolti nei quali potrebbero innescarsi roghi. «Abbiamo invece già adottato l'ordinanza comunale contenente le prescrizioni antincendio e indirizzata a tutti i proprietari di terreni incolti che, lo ricordiamo, devono provvedere entro il 1 di giugno a fare la necessaria manutenzione e pulizia delle aree proprio per prevenire possibili incendi».
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