Mercati.

La Bce non tocca i tassi ma è pronta al peggio 

Il costo del denaro resta al 2% nonostante i timori di un’impennata dell’inflazione 

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La Bce tiene i tassi al 2%, come le altre principali banche centrali che, nonostante l'escalation in Iran, restano aggrappate alla speranza di una guerra breve. Ma di fronte a uno choc energetico che minaccia l'inflazione oltre il 6%, la presidente Christine Lagarde assicura: «siamo determinati» a riportare i prezzi al 2%. Per i mercati è il segnale implicito di almeno due aumenti dei tassi da 25 punti base quest'anno. E il primo, secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, potrebbe arrivare già nel prossimo meeting di aprile.

Messaggio chiaro

«Siamo ben posizionati e ben equipaggiati per gestire gli sviluppi del grave choc», dice Lagarde nella prima conferenza stampa dopo la scoppio della guerra. Il comunicato della Bce ribadisce persino il “mantra” che la Bce non intende «vincolarsi a un particolare percorso dei tassi». È il “compromesso verbale” raggiunto dopo due giorni di riunioni a Francoforte, con i banchieri centrali «in un mood calmo, determinato e concentrato», ha voluto rassicurare Lagarde.

Consulente

I membri del Consiglio direttivo si sono rivolti persino a un esperto militare per cercare di capire gli sbocchi dell'attacco di Usa e Israele all'Iran, ora che la battaglia colpisce persino le infrastrutture energetiche. Parole e segnali tesi a non ingigantire la risposta monetaria, visto che la guerra, oltre a infiammare l'inflazione, rischia di azzerare la crescita in una classica spirale di stagflazione. Sono molto più brutali, invece, le stime macroeconomiche che la Bce ha aggiornato rispetto a dicembre. C'è uno scenario base: la guerra ha già tagliato la crescita dell'area euro nel 2026 allo 0,9% dall'1,2% che la Bce aveva indicato a dicembre, all'1,3% (dall'1,4%) quella per il 2027. Resta intatto il 2028 a 1,4%. L'inflazione che doveva essere quest'anno dell'1,9%, facendo sperare persino in un taglio dei tassi, schizza al 2,6% prima di tornare al target. Ma lo scenario di crescita e inflazione «può significativamente peggiorare» nel caso di «un'interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas». La misura di questo peggioramento è contenuta in due altri scenari: quello “avverso”, e quello “grave” con uno choc energetico prolungato dopo un picco dei prezzi petroliferi, questa primavera, a 145 dollari al barile, e del gas a 106 euro per megawattora.

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