Il caso.

«Isola-carcere, destino segnato» 

I 41 bis a Badu ‘e Carros: non convincono le rassicurazioni di Delmastro 

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Il giorno dopo Nuoro ha cercato un riscontro alle sue rassicurazioni. Senza trovarlo. Andrea Delmastro Delle Vedove, in visita ad Alghero, ha dispensato certezze su Badu e’ Carros, rivendicato la paternità del progetto di un carcere per mafiosi e declinato ogni responsabilità su Bancali e Uta: «Tutto il resto era già previsto». Tra una pillola di matematica (67 è meno di 125) e un assioma “granitico”: «Sono i parenti degli As (Alta sicurezza) che seguono gli As nei territori (non quelli del 41 bis), il sottosegretario alla Giustizia è ripartito, bacchettando a manca e tra le cinque stelle i portatori di sventura e false paure di infiltrazioni criminali.

Lessico e numeri

Parlando di numeri i detenuti in Sardegna in regime di 41 bis a cose fatte saranno 251, divisi tra Bancali (92), Uta 92 e Nuoro 67. Quelli in alta sicurezza 428 (428 maggiore di 251 ndr ). Un conto salato in cui per sua stessa ammissione Delmastro ha colmato un vaso già pieno. Giovanni Villa, segretario generale Fns Cisl Sardegna, allarga le braccia. «Niente boss a Badu ‘e Carros? E chi l’ha detto? Sono mafiosi, mica sta arrivando Topo Gigio». Il sindacalista è persona pragmatica. «Sbagliato creare uno scontro politico, anche se bastavano i mafiosi reclusi a Uta e Bancali. I problemi sono reali. Manca una casa circondariale, dove andranno gli arrestati di casa nostra? A noi interessa la sicurezza all’interno e all’esterno. In primis quella sanitaria. Mancano i repartini detentivi, non si possono mettere insieme detenuti e pazienti comuni, la Regione deve fare il suo dovere, servono uomini e mezzi per gestire l’emergenza».

Visione distorta

Matteo Cicalò, consigliere comunale Pd in accordo con la segreteria cittadina, contesta il Delmastro pensiero. «Leggerezza disarmante nel gestire la questione dei detenuti locali, quasi si trattasse di numeri e non di persone inserite in un tessuto sociale. Decidendo di spostare e allontanare i detenuti dal proprio territorio, si sceglie di fatto di distruggere un sistema di riabilitazione e rieducazione che per anni ha visto il coinvolgimento attivo di operatori, associazioni e volontari sardi, violando il principio di territorialità della pena». Cicalò stigmatizza la visione governativa del nuorese: «Un territorio da svuotare dai servizi essenziali e da destinare a colonia penitenziaria». Durissimo il commento di Marco Meloni, parlamentare Pd. «Nessun mafioso in Sardegna, dice Delmastro, solo bravissime persone, condannate al carcere duro, immagino, per la loro specchiata condotta. Solo 67 detenuti a Nuoro? In pochi giorni arriveranno 250 detenuti contro i 100 presenti. E, se non verrà rapidamente approvata la mia proposta di legge questo flusso non avrà interruzione. Il destino della Sardegna come Isola-carcere sarà segnato».

Norma da cambiare

Pierluigi Saiu sposa in parte la tesi Delmastro: «Ha ragione quando afferma che il trasferimento dei detenuti in Alta sicurezza elimina un rischio concreto di infiltrazioni nelle nostre comunità. Parliamo di soggetti pericolosi e il loro regime carcerario favorisce il pericolo di infiltrazioni mafiose molto più dei 41 bis. Il loro trasferimento è una buona notizia».

Quindi invoca un dibattito senza tifoserie politiche ma precisa. «Resto contrario all’idea che il carcere nuorese venga interamente destinato al 41 bis. Eliminare la sezione comune aumenta la distanza tra detenuti e famiglie e pone un problema di territorialità della pena».

Il centrodestra chiama in causa la Todde, che non avrebbe saputo costruire un’interlocuzione efficace. E poi auspica una revisione delle norme per ridurre il peso dei detenuti al 41 bis. A Nuoro e nell’Isola. Su una cosa tutti sono d’accordo. Le regole si possono cambiare, specie quando sei al Governo, anche se fatte da un esecutivo di colore diverso. Sempre che tu non sia d’accordo con quanto deciso in precedenza.

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