Sono passati due anni da quel terribile incidente in via Peretti. Il giorno in cui la vita di Giorgia Paravagna, allora 42enne, è cambiata per sempre. Stava attraversando sulle strisce pedonali per raggiungere la fermata del pullman dopo il lavoro quando un’auto – un’Audi Q3 – l’ha travolta all’improvviso.
Da quell’impatto è iniziato un percorso che l’ha portata a fare i conti con una disabilità arrivata in un istante, costringendola a ridefinire ogni aspetto della sua quotidianità.Proprio in quello stesso punto, due mesi prima, era stato investito e ucciso il quindicenne Guan Xuanming, un incidente a cui Giorgia aveva assistito in prima persona. E ancora oggi la dinamica si ripete: appena una settimana fa un’altra ragazza è stata investita lì, all’uscita di scuola, fortunatamente senza gravi conseguenze. Lunedì scorso invece una sedicenne è stata travolta in viale Marconi e si trova in gravi condizioni nel reparto di rianimazione del Brotzu.
La tragedia
«Di quel momento non ricordo nulla – racconta Giorgia ripensando all’incidente –, ma ricordo con grande lucidità il sogno che ho fatto mentre ero in coma: Fra Nicola e San Lorenzo». L’impatto è stato violentissimo, il corpo sbalzato per diversi metri sull’asfalto. «In quel momento ero già morta: sono stata rianimata per circa 40 minuti, poi trasportata in ospedale, dove ho trascorso mesi tra coma farmacologico, cure, complicazioni e nuovi ricoveri».
Le ferite sono state gravissime: cinque ematomi alla testa, fratture multiple a bacino, schiena e a un braccio. «Proprio oggi (ieri per chi legge) ho ricevuto l’esito dell’ultima risonanza: gli ematomi sono ancora lì, si sono affezionati a me», racconta sorridendo. A questo si aggiungono una disabilità permanente, strascichi neurologici, difficoltà nella deambulazione e problemi cardiaci, oltre al peso di un momento che non potrà mai essere cancellato. Eppure Giorgia racconta la sua storia con grande lucidità. È impossibile restare impassibili davanti alla sua forza e risata contagiosa: «La disabilità mi ha dato un’altra vita. Non sono più la stessa persona di prima, sarebbe impossibile, ma il sorriso non deve mai mancare. Non sono la malata di turno: sono Giorgia».
Il percorso
«Non è stato facile – ammette –. Ricordo il viaggio in ambulanza che mi ha riportata a casa dall’ospedale: continuavo a chiedermi perché fosse così, poi la mia famiglia mi ha spiegato cosa fosse successo». Tra i momenti più difficili c’è stato «la prima volta in cui ho visto la sedia a rotelle. Mi dicevo: “Non è mia, non può essere vero”». Ma oggi, dopo un lungo percorso e grazie alla vicinanza della famiglia, lo sguardo è diverso: «Quando mi chiedono come sto rispondo sempre “bene”. Penso a chi non ce l’ha fatta. Penso a Guan, travolto davanti a me, e a tutte le vittime che non hanno avuto la mia fortuna». Fondamentale è stato anche l’incontro con l’associazione Anmic: «Lì ho capito che potevo essere più di una persona invalida. Ho ritrovato il sorriso e ho smesso di pensare solo alla disabilità. E come me ho incontrato tante altre persone con una voglia di vivere incredibile».
L’appello
Oggi, però, Giorgia non riesce più a leggere certe notizie. «Mi blocco quando sento parlare di incidenti stradali. Mi rifugio nella preghiera. Ogni giorno penso alla ragazza investita in viale Marconi. Chiedo a Gesù di darle la forza che ho avuto io. Vorrei andare al Brotzu per abbracciare la madre e condividere con lei un po’ della mia forza». Poi lancia un appello: «Vorrei che leggendo questa testimonianza le persone – chi guida ma anche i pedoni – trovassero la forza di guardarsi attorno e dire basta. Gli incidenti sono troppi. Non dovremmo più avere paura di attraversare la strada».
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