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Zedda: «Ci sono giudici troppo legati alla politica Liberiamoli con un Sì» 

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Prima ancora di entrare nel merito dei diversi aspetti, prima ancora di parlare dell'Alta Corte o del sorteggio per l'ingresso nei due Csm, secondo la senatrice di FdI Antonella Zedda c'è un elemento che dimostra la necessità della riforma: «In Italia prima o poi tutte le parti politiche l’hanno avuta nel loro programma, almeno in parte. Dai tempi della bicamerale presieduta da D’Alema per passare ai 5 Stelle nel 2018 arrivando al programma del Pd, che nel 2022 prevedeva proprio l’istituzione dell'Alta Corte disciplinare. E questo dimostra che riformare la giustizia è un atto di buonsenso che tutta la cittadinanza aspetta da tempo. Eppure, per quanto tutti ne abbiano parlato, solo il centrodestra ha avuto la caparbietà e il coraggio di portarla avanti dopo averla indicata in campagna elettorale.

I giudici sono “plotoni di esecuzione”?

«Assolutamente no. Però tenga conto che chi ha usato questa espressione poi ha spiegato che cosa intendeva davvero. E non solo: ha ricordato come da parlamentare difese la magistratura, della quale peraltro aveva fatto parte. Qui il punto non è colpire la magistratura, ma rendersi conto che alcuni magistrati sono legati a filo doppio alla politica».

E quindi?

«E quindi vanno liberati. Per quanto i magistrati politicizzati siano una piccola minoranza, oggi le correnti la fanno da padrone. E la conseguenza è semplice: un giudice che non intende prendere una tessera non ha possibilità di arrivare a ricoprire ruoli apicali».

Perché al Csm un giudice estratto a sorte farebbe meglio di uno che ha la stima e il consenso dei colleghi?

«Il meccanismo lo ha spiegato bene il presidente del tribunale di Brescia: chi viene eletto deve rispondere il primo luogo a chi lo ha votato. Questo significa che chi va al Consiglio superiore, e quindi è incaricato di valutare ed eventualmente premiare il lavoro dei suoi colleghi, avrà ottimi motivi per tutelare i suoi elettori. Con il sorteggio, invece, le carriere dei giudici saranno vagliate da persone che non hanno alcun motivo di gratitudine o di attenzione verso nessuno dei concorrenti al tale incarico o alla guida del tale ufficio giudiziario. D’altra parte al Csm non arriveranno dei passanti: il sorteggio verrà effettuato nell’elenco non immenso di chi ha i titoli per accedere al Consiglio».

Impensierisce di più il fronte del No o l’astensione?

«L’astensione, senza dubbio. Chi fa politica dovrebbe chiedersi continuamente come mai gli italiani stiano perdendo la voglia di esprimersi».

Una campagna elettorale più serena e ragionata favorirebbe la partecipazione.

«Eppure in questi giorni sento chi parla di campagna “troppo tecnica”, e sostiene che i tecnicismi allontanano i cittadini dal voto. Altri invece raccontano il referendum come una specie di giudizio finale sull’operato del governo Meloni, cosa che non è e non può essere. Per come la vedo io, direi che è stata una campagna elettorale di confronto, magari acceso ma di confronto. E ancora di più dovrà esserlo in questi ultimi giorni. Certo, se ripenso a quando facevo politica da giovane mi viene da pensare che probabilmente all'epoca ci sarebbero stati più momenti aperti, con un esponente del Sì e uno del No che dialogano davanti ai cittadini. Penso che sarebbe stato un arricchimento e devo dire che ho suggerito a più di un amministratore locale di organizzare qualcosa del genere sul territorio: quando i cittadini si sentono coinvolti è sempre un bene».

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