Un tragitto diverso rispetto al passato, per riportare la speranza laddove c'è una ferita ancora aperta. Domenica sera a Monserrato, l'annuale processione dedicata a Maria Ausiliatrice ha fatto tappa in piazza Settimio Severo, dove appena un mese prima il 23enne di Villacidro Leonardo Mocci veniva ucciso con un colpo di pistola.
L’omaggio
È stata la prima volta, nella giornata dedicata alla compatrona della parrocchia del Santissimo Redentore, che il rosario e la messa si sono tenuti fuori dalle mura della chiesa. La decisione di celebrare all’esterno era stata presa già diversi mesi fa, per rifarsi al modello della “chiesa in uscita” voluto da Papa Francesco.
Ma ha poi assunto un significato simbolico ancora più intenso con la scelta di piazza Settimio Severo, teatro del più grave fatto di sangue della storia recente monserratina. Leonardo Mocci è stato ricordato in un clima di grande compostezza e partecipazione: c’erano i gruppi parrocchiali del Redentore, le suore salesiane, i bambini della scuola Monumento ai Caduti, i giovani dell’oratorio Maria Ausiliatrice e l’amministrazione comunale.
Il parroco
«Abbiamo fatto la messa in piazza per un senso di missionarietà, cercando di raggiungere le periferie non solo geografiche della parrocchia ma anche esistenziali. Quartieri che a volte possono sentirsi tagliati fuori dalla vita parrocchiale», spiega don Nicola Ruggeri, parroco del Santissimo Redentore, che ha avuto l’idea di celebrare in piazza Settimio Severo. «Abbiamo ricordato Leonardo invocando il dono per la pace non solo per il quartiere, ma per tutta la comunità che è rimasta ferita e per la sua famiglia». Un profondo messaggio di speranza per tutti i residenti che ancora portano dentro lo choc di quella notte del 23 aprile.
La ferita
«La piazza è stata ferita da un’azione dolorosa, espressione del male. Abbiamo voluto dire con i fatti che il bene comunque vince», le parole di suor Silvia Argiolas, direttrice della scuola Monumento ai Caduti e dell’oratorio dedicato alla Madonna. «Dove c’è morte il Signore ha portato la vita, e noi abbiamo portato Maria, che per noi è “ausiliatrice”, cioè che aiuta tutti, proprio dove c’è veramente bisogno d’aiuto». Tra le voci che hanno animato la processione, cominciata e finita al Redentore dopo aver attraversato tante vie del territorio parrocchiale, hanno spiccato quelle dei più piccoli. «I bambini hanno guidato il momento della preghiera, con la forza dell’innocenza e della purezza che vanno a lenire il dolore legato alla piazza, portando la bellezza della vita», conclude suor Silvia. «Sono il nostro futuro, che ci fa ben sperare».
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