Nel ruolo imparziale di «facilitatori del dialogo», loro partecipano agli incontri tra le vittime e gli autori di reato. Una possibilità regolamentata con la riforma Cartabia, alla quale si può accedere, su base volontaria, «in tutte le fasi del procedimento penale e per qualsiasi tipo di reato», spiega Annina Sardara, presidente di Mediatori Insieme, la società del Terzo Settore scelta dal ministero della Giustizia per gestore il centro a Sant’Elia. Le segnalazioni partono dall’autorità giudiziaria, che è la prima a dover autorizzare il percorso. «Poi la palla passa al centro di giustizia riparativa, al quale viene chiesto innanzitutto di valutare la fattibilità», spiega ancora. Un filtro che serve per escludere forme di richiesta strumentale ed evitare forme di vittimizzazione secondaria. Se arriva l’ok del centro, dopo un certo periodo e un percorso da fare, l’incontro autore del reato-vittima: «Il primo ha la possibilità di comprendere appieno le conseguenze del danno create che vanno ben oltre il reato», riparandolo, «la seconda ha modo di elaborare il reato che ha subito, ottenendo dall’autore anche quelle risposte che verosimilmente non avrebbe mai avuto». Insomma, «c’è tutta una condivisione emotiva», che permette di recuperare relazioni sociali. ( ma. mad. )
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