Bergamo

Il marito di Valentina sceglie il silenzio 

Accusato di averla massacrata di coltellate, non risponde ai Pm 

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Bergamo. Non ha voluto rispondere alle domande dei pm il 49enne Vincenzo Dongellini, che ieri mattina è stato trasferito dall'ospedale in carcere con l'accusa di aver ucciso mercoledì la moglie Valentina Sarto, 41 anni, nella loro casa di Valtesse a Bergamo. Oggi è in programma l'autopsia sulla vittima. Dai primi rilievi della polizia scientifica, la donna sarebbe stata raggiunta tra le 6 e le 8 coltellate alla schiena e al collo.

L'esame chiarirà anche l'ora esatta della morte, che dovrebbe risalire tra le 10 e le 11, dunque circa un'ora e mezza prima di quando Dongellini ha avvisato, dopo aver tentato a suo dire di togliersi la vita, la figlia di 22 anni che vive a Cremona. A casa sono quindi intervenute le forze dell'ordine, che hanno dovuto sfondare la porta per entrare. Valentina Sarto era già morta, a terra nella loro stanza in un lago di sangue. Dongellini era rannicchiato di fianco e non ha opposto resistenza.

La testimonianza

È stato sentito dalla polizia anche Moris Panza, l'uomo con cui la donna aveva una relazione dallo scorso febbraio. Ha spiegato di aver più volte spinto Valentina a sporgere denuncia nel corso degli ultimi mesi e in particolare sabato scorso, quando l'aveva accompagnata dai carabinieri «per avere un consiglio su come comportarci». Lei però non era convinta e ha deciso di aspettare ancora una settimana, per vedere come sarebbero andate le cose.

Lia Ventura, madre di Valentina, originaria di Bologna, ha ricordato la figlia con un post sui social. «Avevi 41 anni e lui ti ha tolto la vita senza pietà, ti ha portato via da me e da chi ti amava veramente», ha scritto: «Amore mio, la mamma ti penserà sempre e ti porterò con me nel cuore e un giorno ci rivedremo e potremo abbracciarci come facevamo quando stavamo insieme. Ti amo, amore di mamma, scusami se non sono riuscita a proteggerti da lui e a portarti via e portarti qui da me, ti amo e mi manchi tantissimo». Ieri sera fuori dalla casa in cui è avvenuto il femminicidio si è tenuto un momento di commemorazione ed è stato mostrato uno striscione con la scritta: “La violenza sulle donne non ha mai scusanti”.

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