Saggistica

Il lavoro debilita l’uomo parola di Eliana Catte 

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Dalla Terra promessa alla Terra di nessuno il passo è brevissimo nel percorso di chi cerca un lavoro. Si va dal sogno, coltivato ai tempi degli studi e di quella formazione che dovrebbe garantire l'accesso alla carriera desiderata, per scontrarsi con la realtà fatta di ostacoli, imprevisti, porte chiuse o, peggio, porte che nascondono un muro. Eliana Catte, nata a Nuoro nel 1993, descrive e analizza la situazione nel saggio “Il lavoro debilita l’uomo”, edito da Catartica.

Un titolo provocatorio per un'analisi dettagliata, che non lascia spazio alla speranza; il tono è disincantato, per lunghi tratti cinico in un esame condotto tra l’ironia e la cronaca. L'autrice porta la sua esperienza di giornalista pubblicista e social media manager, nonché il suo impegno attuale nel teatro. Laureata in Scienze Politiche, lavora per testate cartacee e online, impegnandosi nelle varie espressioni della comunicazione. La sua è una critica alle difficoltà del mercato del lavoro, supportata da aneddoti di vita vissuta: dai colloqui agli orari di lavoro; dal rapporto con i superiori alla formazione; dallo stipendio ai diritti del lavoratore. Il punto di vista è quello dei giovani, che sono alla ricerca di una vita stabile, fatta anche di momenti di svago, e che invece è compromessa da continui compiti da svolgere. La parola d’ordine è velocità. “La prima cosa che l'eterno principiante deve imparare è l'accettazione dell'essere definito tale”, dice l'autrice, che aggiunge: "Il lavoro non è più strumento di emancipazione, non nobilita l’individuo ma lo svuota di energie, tempo e creatività, riducendolo a mera funzione produttiva”. Una realtà cruda, ma “il mondo deve sapere” (Maura Murru).

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