La fattura energetica per l’Italia quest’anno «potrebbe salire intorno ai 57 o 58 miliardi, ossia 8 o 9 in più del 2025, nel caso in cui comunque la crisi iraniana rientrasse». La stima dell'Unem, l'ex Unione Petrolifera, l'associazione del sistema di Confindustria per il settore delle energie per la mobilità, delinea uno scenario sorvolato «non da uno ma da più cigni neri»: una «policrisi a cui non eravamo abituati», dall'impatto della guerra in Ucraina alla nuova crisi di Hormuz. Lo sottolinea il presidente dell'Unem, Gianni Murano, che, dall'assemblea annuale, rilancia l'allarme del sistema imprenditoriale per un costo dell'energia che è «il più alto di Europa, un elemento di debolezza per il sistema economico e industriale italiano».
Per la sola bolletta petrolifera del 2026 si stima un valore di circa 24 miliardi, 4,5 in più del 2025. Nel 2025, «benzina e gasolio coprono il 95% del trasporto stradale in Italia». Se il consumatore medio preferisce oggi acquistare auto tradizionali o ibride, e non un auto 100% elettrica, «non è perché è un troglodita», dice Murano, «è perché ancora oggi, dopo l'ultima impennata dei prezzi dei carburanti, viaggiare in auto con un carburante tradizionale costa molto meno».
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