Un autunno di protesta, «contro il saccheggio della Sardegna». Lo chiamano così i Comitati che da quattro anni vivono in trincea per fermare la speculazione energetica: «Il 30 ottobre – annunciano – torniamo in piazza».
Pochi giorni fa l’ultima cattiva novella: «Ci è stato comunicato – dice Emilio Demuro, attivista del Sarcidano – che il ministero dell’Ambiente e della Transizione energetica ha impiegato appena sei minuti per invadere il nostro territorio con 24 megawatt». Il progetto si chiama Perd’e Cuaddu, come la località di Isili in cui deve nascere, per poi allargarsi con le opere di connessione sino a Genoni, Nuragus e Nurallao. «Oltre quindici milioni di investimento e una burocrazia che ignora i territori alla velocità di 360 secondi – sottolinea Demuro –. Persino la Regione aveva espresso parere negativo, accogliendo decine di contestazioni tecniche presentate dai cittadini. Dove vogliono installare il parco eolico esiste un rischio frane, ma a venir meno sarebbe anche la tutela dei nuraghi Is Casteddus, Adoni, Sartarò e Bidda beccia. C’è persino un giacimento minerario dello Stato».
In vista del 30 ottobre, i Comitati lanciano un nuovo appello alla politica: «Torniamo in piazza per difendere il diritto della Sardegna a decidere sul proprio futuro. Nessuna transizione può dirsi democratica se non coinvolge i territori. In Aula deve essere portata la Pratobello 24. Alla nuova commissione speciale per l’energia chiediamo che vengano convocati anche i Comitati: devono avere voce in capitolo nella stesura del Piano regionale di settore. Indagheremo sulla modalità con cui vengono rilasciate le autorizzazioni». ( al. car. )
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