L’appuntamento

«Facciamo soffiare  un “Bentu nou” sulla nostra Isola» 

Sabato e domenica il congresso di Seu, la nuova realtà dell’emigrazione sarda  

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Il legame resta. Le radici sono profonde. C’è la volontà di contribuire alle scelte sul futuro, mettendo a disposizione della Sardegna competenze, esperienze e relazioni costruite altrove. È la proposta che attraverserà “Bentu Nou”, il congresso fondativo di Seu, Sardi emigrati uniti, in programma a Firenze dal 23 al 25 ottobre tra la sede della fondazione Franco Zeffirelli e il cinema spazio Alfieri. La federazione, che riunisce 26 circoli in sette regioni italiane, si prepara, dopo lo strappo con la Fasi, ad aprire una nuova fase dell’emigrazione organizzata. Firenze nel fine settimana sarà uno snodo importante. «Vogliamo discutere in modo costruttivo con il contributo di ospiti qualificati. Così gettiamo le basi della nostra azione futura», spiega Sara Nicole Cancedda, presidente di Seu.

La discussione

Il documento che sarà discusso al congresso indica un obiettivo preciso: trasformare l’appartenenza in partecipazione. Ventuno tesi delineano il percorso della nuova rete, chiamata a tenere insieme le generazioni delle grandi partenze, i loro figli e nipoti e chi oggi lascia l’Isola per studiare o lavorare. Un mondo cambiato, nel quale convivono il radicamento nelle città di arrivo, la mobilità dei professionisti e il desiderio di mantenere aperta una possibilità di ritorno. Il congresso dovrà consolidare il percorso già avviato: eleggere gli organi direttivi e definire gli impegni del prossimo triennio. Una delle principali istanze riguarda il rapporto con la Regione. Le tesi propongono una riforma della normativa sull’emigrazione e organismi consultivi capaci di rappresentare una comunità mutata nella composizione e nei bisogni. Gli emigrati, viene ribadito, devono essere riconosciuti come parte attiva della comunità regionale.

Le richieste

Da qui la richiesta di un confronto stabile con le massime istituzioni dell’Isola. Ci sono questioni concrete da affrontare a cominciare dai trasporti: per chi vive lontano, mantenere il legame con la Sardegna dipende dalla possibilità di raggiungerla. Seu invoca agevolazioni, finalmente efficaci, per tutti i sardi della diaspora. Altri punti del programma: il valore dell’autonomia speciale, il ruolo essenziale della cultura, la contrarietà alla localizzazione del deposito nazionale delle scorie radioattive, la necessità di un riequilibrio delle servitù militari. Sull’energia, Seu sostiene la transizione chiedendo però che sia governata dalle comunità e produca benefici per i territori. Appoggia l’Einstein Telescope e contesta la concentrazione dei detenuti al 41-bis in Sardegna, sollecitando trasparenza e confronto istituzionale.

La diaspora

C’è sempre una diaspora con cui fare i conti e una distanza da colmare, ma anche il desiderio di contribuire alla causa dello sviluppo dell’Isola. I sardi iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero sono 133.256. Un dato che fotografa soltanto una parte dell’emigrazione, perché non comprende chi si è trasferito nel resto d’Italia. Tra il 2019 e il 2024 quasi tremila giovani laureati sardi sono andati all’estero, mentre i rientri sono stati 836: una perdita netta superiore alle duemila persone con competenze qualificate. Partenze che si inseriscono nel più ampio declino demografico: nel 2024 la Sardegna ha perso 9.114 abitanti, scendendo a 1.561.339 residenti. In meno di dieci anni la diminuzione ha sfiorato le centomila persone. Numeri che spiegano perché Seu consideri centrale il rapporto con chi vive fuori e la possibilità di favorire il ritorno di chi custodisce preziose conoscenze.

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