La festa.

I 90 anni di Occhetto «Fascismo? No, peggio» 

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Gli ex Pci, Pds e via di seguito alla Camera di commercio di Roma per i 90 anni di Achille Occhetto, il segretario che cambiò nome e volto al più grande partito comunista d'Occidente. Per lui questi sono giorni di festa. Non è sempre stato così. Quel passaggio storico, quella rottura post crollo Muro di Berlino, lasciò ferite profonde. Col tempo però, sono passate. La segretaria del Pd Elly Schlein è intervenuta con un riconoscimento non scontato: «Credo che la comunità che ora guido debba moltissimo a Occhetto, più di quanto gli sia stato riconosciuto, più di quanto Achille ammetterebbe. Senza quel coraggio, quella capacità di guardare avanti tenendo strette le radici, oggi non saremmo qui dove siamo, non ci sarebbe nemmeno il Pd».

Occhetto ha chiarito: «Voglio darvi un messaggio, queste non sono esequie anticipate, oggi sono vivo e combatto in mezzo a voi». Ha appena pubblicato un libro: “Oltre il baratro”. «Oggi siamo nel fascismo? No, peggio. È un paradosso. Ma bisogna vedere l’asticella da cui si parte e l’abisso in cui si precipita», perché, a differenza di allora, «oggi abbiamo una Costituzione, una civiltà giuridica molto più alta, i nostri giovani girano l'Europa, hanno vissuto 80 anni di pace. Questo ci dà la profondità del baratro in cui siamo oggi». Il primo a fargli auguri è stato il presidente della Repubblica.

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