ll MAB – Centro d’arte contemporanea di Bari Sardo sorprende ancora con una nuova e significativa esposizione. Lo fa con una storia rimasta nell’ombra per quasi 50 anni che torna oggi alla luce. Sabato alle 19 sarà inaugurata la mostra “Horacio García Rossi: GRAVitazioni tra Parigi e la Sardegna”, un’esposizione che ricostruisce una pagina finora inedita della biografia dell’artista argentino e del suo rapporto con la Sardegna, in particolare con l’Ogliastra, dove soggiornò più volte tra il 1975 e il 1978.
Curata da Caterina Ghisu e dalla direttrice del MAB Nicoletta Zonchello, la mostra nasce da una ricerca che porta alla luce un capitolo fino ad oggi assente dalla storiografia dell’artista, nato a Buenos Aires nel 1929 e morto a Parigi nel 2012, e dalla storia del Groupe de Recherche d’Art Visuel (GRAV). Uno dei movimenti più innovativi dell’arte europea del secondo Novecento.
Fu il gallerista bresciano Armando Nizzi a favorire l’arrivo di García Rossi in Sardegna. In quegli anni l’artista realizzò in Ogliastra un’opera unica nella sua produzione: la Macchina Semantica, costruita insieme al carrozziere ogliastrino Erminio Piras a partire da una Lancia Fulvia Coupé. Un lavoro che indaga il rapporto tra parola e immagine attraverso la scomposizione e la ricomposizione del termine “automobile”.
La mostra riunisce opere provenienti dalla Galerie Lélia Mordoch di Parigi, da collezioni sarde e da importanti raccolte private. Accanto ai lavori di García Rossi trovano spazio opere di artisti che ne condivisero il percorso di ricerca, tra cui Getulio Alviani, Gaetano Pesce, Enrico Sirello e Tonino Casula. Alcuni prestiti arrivano dalla collezione Ugo Ugo dei Musei Civici di Cagliari. L’esposizione è stata realizzata in collaborazione con la Galerie Lélia Mordoch e si apre a poche settimane dalla scomparsa di Julio Le Parc, ultimo fondatore ancora in vita del GRAV. All’interno del gruppo, García Rossi si distinse per le sue sperimentazioni sulla luce e sul movimento programmato, diventando una delle figure di riferimento dell’arte cinetica e percettiva internazionale.
Dopo lo scioglimento del GRAV, nel 1968, l’artista sviluppò una ricerca autonoma sul rapporto tra parola, forma e significato che lo portò proprio in Ogliastra alla realizzazione della Macchina Semantica. L’opera venne presentata nel novembre del 1977 alla Galleria Arte Duchamp di Cagliari, in una personale che documenta anche i legami stretti dall’artista con artisti locali come il pittore e critico Tonino Casula, con cui instaura un dialogo pubblicato su L’Unione Sarda nel dicembre dello stesso anno, e l’artista cagliaritana Marina Madeddu.
Il MAB è uno spazio indipendente dedicato alla ricerca artistica contemporanea. Con questa nuova esposizione, conferma la propria vocazione alla ricerca e alla valorizzazione delle connessioni tra la Sardegna e le grandi correnti dell’arte contemporanea. Dopo La Curva Aurea di Marina Madeddu, il museo prosegue infatti il percorso dedicato alle ricerche sulla percezione, uno dei filoni più fecondi dell’arte del secondo ‘900 e ancora oggi oggetto di nuove letture e approfondimenti. La mostra sarà visitabile sino al 13 settembre.
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