A tu per tu con il talentuoso scultore sansperatino

Gianni Massa, la maestria di un signore del legno  

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A ispirarlo è la storia. Quella degli Shardana, soprattutto, i popoli nuragici le cui gesta hanno riempito le pagine di numerosi romanzi. Li intaglia nel legno di ginepro immaginandoli con il rigore dell’archeologo. Nella mostra che sarà inaugurata domani alle 17 a Cagliari, nella Galleria Nova Karel in viale Trieste, 59 B, Gianni Massa porta un buon numero di guerrieri con gli scudi circolari e gli elmi sormontati da corna. E con loro, tra i 30 pezzi in esposizione fino al 13 giugno, ci saranno anche le maschere e le statuette di alcuni personaggi noti come i Tenores di Bitti.

La passione

Scultore del legno da oltre tre decenni, residente a San Sperate (classe 1962), Gianni Massa crea opere che hanno il profumo e la durata eterna del ginepro. A modellare i ceppi ha imparato da solo, senza un maestro o una scuola, perché non c’era modo di frequentarla in una famiglia con undici figli e l’urgenza della sopravvivenza. Siccome però la passione era pressante, Massa ha trovato le vie per coltivarla e, a casa di sua madre, ha allestito un laboratorio dove scolpisce il ginepro, l’olivastro, qualche volta la pietra e, nel passato, anche l’ebano. Il legno nero dell’Africa glielo portava un amico senegalese e lui cesellava nudi filiformi di donna.

«I nostri antenati»

L’immaginario di Massa predilige l’antichità. «La storia da Roma in giù», precisa l’artista sansperatino, le cui creazioni si trovano a Sestu, Santadi, Selargius, Senorbì e Monastir. La civiltà nuragica in particolare, di cui riproduce le imbarcazioni, i nuraghi e i guerrieri che pare fossero abili navigatori. Una volta, con un amico architetto, è andato in giro a visitare i monumenti di quel mondo remoto per concludere che «i nostri antenati seppero realizzare opere che oggi non siamo in grado di riprodurre. Il pozzo sacro di Santa Cristina a Paulilatino, oppure il nuraghe Losa ad Abbasanta, testimoniano una perizia e un ingegno architettonico fuori dal comune».

I racconti intorno al fuoco

Non si può non rimanerne affascinati: eternare in un legno duro, resistente e odoroso come il ginepro quelle forme è una maniera per celebrarle. Invece, quando incide i solchi delle maschere del carnevale sardo si ispira ai Mamuthones, ai Boes, ai Thurpos e così via. Spesso si lascia suggestionare dai racconti intorno al fuoco, d’inverno, e quelli accanto all’uscio con i vicini, d’estate, che evocava suo padre, eccellente cantastorie. Riferiva di fantasmi, soprattutto, e poi di figure favolose, o scenari leggendari. Con il suo scalpello, Massa gli dà consistenza materica rendendole riconoscibili. Nel suo universo di legni modellati, che è possibile apprezzare ogni domenica in piazza del Carmine a Cagliari, ci sono anche i simboli di una professione di fede autentica. I crocifissi, in particolare.

Se potesse tornare indietro, lo scultore, che qualche tecnica l’ha imparata a Torino, nel periodo in cui vi ha soggiornato per lavoro, avrebbe studiato. «Leggo e ho letto tanto» commenta, «ma frequentare una scuola è un’altra cosa. Ecco, questo mi manca».

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