Anche più degli eventi organizzati dal suo fronte, il Sì, il deputato leghista Dario Giagoni in questa campagna elettorale cerca i confronti con lo schieramento opposto: sono più utili per chiarire i temi, dice. Magari evita gli scontri, ad esempio con i cinghialetti che gli tagliano la strada mentre rilascia questa intervista, ma sono cose che in Sardegna succedono. Perciò sterza e intanto fa notare che «la Costituzione è stata modificata una ventina di volte. E non parlo di ritocchi formali ma di innovazioni sostanziali, come l’introduzione del principio di insularità. Quindi perché strapparsi i capelli davanti a questa riforma, che peraltro serve a migliorare i diritti, la dignità e la libertà dei cittadini?».
Qui non è in gioco l’insularità ma l’indipendenza della magistratura.
«L’indipendenza della magistratura si garantisce in primo luogo liberandola da una lobby interna che la condiziona. E poi se permette io penso alla libertà e alla serenità del cittadino che oggi si trova a processo e può avere la sensazione, o la consapevolezza, che il magistrato che lo accusa è compagno di scuola o di corrente del magistrato che lo giudica. Se la separazione delle carriere convinceva Falcone, perché non dovrebbe convincere me?».
Ma le carriere sono già di fatto separate, con il sorteggio dei componenti del Consiglio superiore si nega alla magistratura la possibilità scegliere chi ne governerà la vita.
«Il sorteggio non avverrà fra magistrati di fresca nomina, ma tra figure di esperienza e autorevolezza che a quel punto decideranno senza dover rendere conto alle correnti».
Le do un dato preso dal “Dubbio”, che certo non pende per il No: nel 2024 il 59,1 per cento dei giudizi ordinari di primo grado si è chiuso con un’assoluzione. Evidentemente tutta questa complicità fra accusa e giudice non c’è.
«Gliene do uno anche io: dal 1992 a più di 32mila cittadini italiani è stata riconosciuta l’ingiusta detenzione. Sono persone che hanno perso la libertà e la dignità senza un motivo fondato, credo che nella vita non possa capitare di peggio. E quanti giudici ne hanno risposto? Un medico appena sbaglia paga. Un imprenditore che trascura la sicurezza sul lavoro paga. Un giudice perché non deve pagare come tutti gli altri lavoratori?».
Tra le correnti dei magistrati ce ne sono di orientamento conservatore: sono giudici che hanno i suoi stessi valori, la pensano come lei su molte cose, eppure non condividono una riga della riforma Nordio. E anche Falcone, che lei citava, fu tra i fondatori di una corrente.
«È di destra o di sinistra tenere Scardella in cella per 185 giorni, fino al suicidio? Io capisco che da noi si voglia leggere tutto in chiave partitica, per cui qualunque cosa detta da Giorgia Meloni dev’essere per forza di destra, e se la dice Salvini è di destra estrema, ma la verità è che questa riforma non è di destra né di sinistra: è per i cittadini, serve ad avere una giustizia più trasparente, responsabile e credibile. E quando mi trovo davanti un magistrato io non mi domando se è di destra oppure di sinistra: ho il massimo rispetto per la magistratura e nessuno meno di me vuole sminuirla o ridimensionarla. Ma davanti a certi episodi è evidente che ci serve un’iniezione di garantismo».
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