Tel Aviv. Il rifiuto del premier israeliano Benjamin Netanyahu alla roadmap del Board of Peace per Gaza non sembra, almeno per ora, aver provocato l’ira di Donald Trump. Secondo una fonte dell’organismo citata dai media israeliani, la posizione pubblica di Netanyahu sarebbe diversa da quanto accade sul terreno: l’Idf starebbe infatti rispettando l’accordo, avendo fermato le uccisioni mirate e mantenendo le proprie forze sulla Linea Gialla originaria, che copre il 53% della Striscia.
Il riposizionamento sarebbe avvenuto senza annunci ufficiali e riguarderebbe la linea fissata nell’accordo per il cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Il quadro è emerso anche dopo l’incontro di lunedì scorso a Gerusalemme tra Netanyahu e Nickolay Mladenov, inviato per Gaza del Board of Peace. Mladenov ha ribadito che la roadmap in 15 punti prevede il disarmo delle milizie palestinesi come condizione per ulteriori ritiri israeliani.
Il meccanismo sarebbe graduale: in una determinata area le milizie dovrebbero abbandonare le armi, quindi l’Idf si ritirerebbe e le sue posizioni verrebbero sostituite dalla Forza di Stabilizzazione Internazionale. Netanyahu punta invece, secondo l’analista militare di Ynet Ron Ben Yishai, a legare qualsiasi ulteriore ritiro alla completa demilitarizzazione della Striscia, una posizione che potrebbe avere un peso nella campagna elettorale.
La Jihad Islamica ha accusato il premier di manipolare il Board of Peace. Intanto il capo di Stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, ha confermato che sono in corso negoziati diplomatici ma è improbabile che a Gaza si registrino svolte decisive prima delle elezioni israeliane del 27 ottobre.
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