Carbonia.

Gas di città, la fiamma resterà spenta 

Archiviato il progetto nato 20 anni fa che aveva in dote 5 milioni di euro 

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Non è servito essere stati i primi della classe: la fiamma del gas di città, a Carbonia, resterà spenta: «Quel progetto non si realizzerà, i tempi e le condizioni sono cambiate». Il sindaco Pietro Morittu è decisamente franco nell’affermare che sul gas di città, a un certo punto ben più che un’idea, occorre metterci una pietra sopra. E lo si era intuito, dato che sono trascorsi più di vent’anni dall’inizio di un’avventura rimasta sulla carta nonostante portasse in dote 5 milioni che la Regione avrebbe concesso, più una decina che avrebbe investito il partner privato che avrebbe realizzato e gestito l’opera.

Il percorso

Carbonia, infatti, fra il 2000 e il 2005 era in pole position per realizzare la rete del gas cittadino, aveva anche aggiudicato un bando di project financing, consentendo cioè all’impresa vincitrice di partecipare in proprio, con un finanziamento che si sarebbe sommato ai fondi concessi dalla Regione, per realizzare un reticolato di condotte che avrebbe portato in ogni casa il gas da cucina e riscaldamento. Carbonia era in prima fila. Il maxi progetto prese le mosse sotto l’amministrazione guidata da Tore Cherchi. Sono seguite caterve di conferenze di servizio con tutti gli enti possibili. Inizialmente si ipotizzava di agganciarsi a quello che sarebbe stato il metanodotto Galsi Algeria-Italia. Poi seguirono riunioni per indicare i siti di stoccaggio (via Pisacane, via Castelsardo, via Puglie, via Torricelli a Cortoghiana, via Cuneo a Bacu Abis), il tipo di gas da immettere a seconda delle scelte tecniche e degli scenari geopolitici internazionali (il metano pareva il più indicato ma il progetto Carbonia avrebbe potuto veicolare gas diversi). Sette anni fa la Regione aveva anche chiesto al Comune i motivi per cui non erano ancora stati consegnati i lavori. Parere che l’Unità tecnica regionale aveva dato sia per il progetto relativo alla sola Carbonia sia come capofila del “bacino 34” che comprendeva Calasetta, Carloforte, San Giovanni Suergiu e Sant’Antioco. La sigla della convenzione con i propositori del project financing (per Carbonia Is Gas) risale al 2009, e al 2014 il progetto esecutivo per le prime infrastrutture. Loro costruivano, distribuivano e incassavano la vendita del gas nella fase trentennale di gestione.

Gli ultimi atti

L’impasse si è trascinato: la precedente Giunta M5S ha iniziato a interrogarsi sulle effettive condizioni finanziarie e progettuali, e tre anni fa anche il sindaco Morittu, poco dopo l’insediamento, aveva cominciato a lasciare intendere come stessero le cose quando, incontrata la Regione, erano emersi supplementi di valutazione anche alla luce degli scenari mondiali: «E gli scenari sono cambiati - analizza il primo cittadino - si stanno radicando le comunità energetiche legate al fotovoltaico e alle rinnovabili, le elettrificazioni sono più diffuse, noi stessi siamo impegnati in partner con la Sotacarbo in un grande polo energetico per lo sviluppo della catena dell’idrogeno verde con benefici per le imprese e per i mezzi dell’Arst».

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