L’iscrizione al corso di flamenco non sarebbe stata altro che una scusa. Un secondo fine per provarci con l’insegnante. Messaggi insistenti e richieste che avevano portato la donna, dopo numerosi rifiuti, a negargli la partecipazione alle sue lezioni che tiene nella palestra in via Renzo Laconi, a Mulinu Becciu. «Non ha accettato il mio rifiuto», ha detto la vittima che insieme a un’amica è riuscita a scampare al proiettile sparato da Cristian Musu domenica mattina, il 52enne che poi si è tolto la vita con un secondo colpo. A causa dell’episodio, è stata rinviata la serata di flamenco, in programma giovedì in un locale in viale Colombo, e che avrebbe visto esibirsi proprio l’insegnante di danza.
Gli inviti
Secondo quanto ricostruito, l’uomo frequentava i corsi di danza da dicembre e si sarebbe invaghito dell’insegnante. Si è fatto avanti con avance, messaggi e anche un invito a cena, a cui la donna ha sempre risposto in maniera negativa. «La situazione era diventata pesante, soprattutto nell’ultimo mese. Era insistente e gli avevo detto basta», ha raccontato. Motivo per cui, alla fine, è stato definitivamente allontanato dalla palestra di Mulinu Becciu. «Mi aveva mancato di rispetto già in precedenza e, dopo una serie di episodi, avevo deciso che lui non potesse più partecipare al mio corso, ma evidentemente non l’ha accettato».
Il fatto
A causa dei messaggi ricevuti, l’insegnante era arrivata a bloccare il contatto del 52enne, ma sabato Cristian Musu si è comunque presentato in via Renzo Laconi, venendo allontanato anche dalla titolare della palestra. Ha fatto lo stesso domenica mattina, per provare a partecipare alla lezione di flamenco in programma, ma è stato nuovamente mandato via. In risposta al rifiuto ha minacciato la donna dicendole: «Ora te lo faccio vedere io». Quindi è andato in direzione della sua auto, una Mazda parcheggiata davanti all’ingresso, e dal portabagagli ha preso un fucile calibro 12 legalmente detenuto, sparando in direzione dell’insegnante e di una sua amica che aveva partecipato al corso. Fortunatamente il proiettile non le ha raggiunte, ma ha solamente danneggiato la parte superiore dell’edificio. Le due donne si sono messe in salvo all’interno della palestra, mentre all’esterno Musu sparava un secondo colpo, questa volta contro se stesso, togliendosi la vita. La polizia, intervenuta sul posto con le Volanti, la Mobile e la Scientifica, ha ritrovato il corpo del 52enne. Le indagini, coordinate dal dirigente Davide Carboni, hanno poi permesso di ricostruire la vicenda e confermare quanto accaduto. Al termine delle operazioni di sopralluogo, la salma è stata trasferita nelle camere mortuarie del Brotzu, dove nei prossimi giorni, su disposizione della Procura, sarà effettuata l’autopsia.
La paura
L’insegnante e l’amica con lei al momento dell’aggressione hanno vissuto minuti di terrore fuori dalla palestra che frequentano abitualmente. «Io e tante altre donne siamo davvero arrabbiate e spaventate», ha dichiarato, «vogliamo che un no venga rispettato, sia se si tratti del nostro corpo, sia del nostro lavoro, sia della nostra emotività o qualsiasi altra cosa. Non c’è la minima consapevolezza e il minimo rispetto su questo, purtroppo. Non si può arrivare a questi gesti estremi. Noi ci siamo trovate con la morte in faccia. A noi donne capita purtroppo di uscire la sera e avere un po’ di paura, ma questo è successo una domenica mattina. È assurdo uscire per andare a fare una lezione di danza e poi scoprire di non essere più al sicuro».
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