Scatta l’allarme dopo l’approvazione in Senato dell’emendamento 19 inserito nel decreto legge 156/2026. Una modifica normativa che rischia di ridurre le tutele per i siti Unesco e le aree di particolare pregio archeologico e paesaggistico. Una prospettiva che preoccupa e ha spinto il sindaco di Paulilatino Domenico Gallus, anche nella sua veste di vicesegretario nazionale del Partito sardo d’azione e l’avvocato Michele Zuddas del Comitato Bentu de Libertadi- Pratobello 24, a scegliere un luogo simbolico come il complesso nuragico di Santa Cristina per lanciare un appello. E soprattutto anticipare i temi della manifestazione in programma venerdì prossimo in piazza del Carmine a Cagliari per chiedere al Consiglio regionale di esaminare e approvare subito la legge di iniziativa popolare Pratobello 24. Il timore è che il nuovo quadro normativo possa aprire ulteriormente la strada alla realizzazione di impianti energetici in prossimità di contesti archeologici e ambientali di straordinario valore, compromettendo un patrimonio che rappresenta una delle principali ricchezze dell’Isola.
La mobilitazione
«L’emendamento riguardante siti come Santa Cristina e, più in generale, le ricchezze archeologiche e ambientali della Sardegna rischia di esporre ancora di più i nostri territori a possibili fenomeni speculativi – osserva Gallus – Santa Cristina è uno dei gioielli più conosciuti della Sardegna e come amministratori abbiamo il dovere di difenderlo. Ribadiamo con forza il nostro no alla vicinanza di pale eoliche e a qualsiasi intervento possa alterare il valore identitario e paesaggistico dei nostri siti più importanti». Il primo cittadino ha annunciato la partecipazione all’iniziativa del movimento nato attorno alla proposta di legge popolare Pratobello. «A Cagliari ci confronteremo con chi ha promosso quella proposta e valuteremo tutte le forme democratiche di mobilitazione e contestazione che potranno essere messe in campo per contrastare gli effetti di questa norma».
L’attacco
L’avvocato Michele Zuddas parla di un nuovo attacco al patrimonio culturale sardo. «Siamo qui per denunciare l’ennesimo tentativo di indebolire la protezione delle nostre bellezze archeologiche e culturali attraverso modifiche legislative nazionali – ha spiegato – Quello che preoccupa è l'indirizzo politico che emerge da questa scelta che vede nelle bellezze archeologiche e culturali un limite e non una risorsa. Richiamiamo allora l’attenzione sullo stato dell’iter della proposta di legge regionale, attualmente bloccata nella quarta e quinta commissione del Consiglio». Da qui la richiesta di un esame rapido del testo da parte dell’assemblea regionale. «La legge popolare Pratobello – ha affermato Zuddas - rimane il principale strumento normativo di salvaguardia e rappresenta l’unica concreta alternativa all’inerzia delle istituzioni regionali. Nonostante sia stata sottoscritta da oltre 210mila sardi, resta di fatto ferma».
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