Il personaggio.

«E poi ho portato mio figlio a Cala Goloritzé» 

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Giovanni Scifoni, volto amato del piccolo schermo tra “Una pallottola nel cuore”, “Un medico in famiglia”, “Squadra antimafia”, “Doc – nelle tue mani”, “Viola come il mare”, “Che dio ci aiuti”, sarà da oggi a domenica in Sardegna alle 21 con il suo spettacolo “Fra’ / San Francesco, la superstar del Medioevo”. Appuntamenti a Olbia, Meana Sardo e infine Alghero.

Giovanni Scifoni, parliamo di questo di questo San Francesco?

«La cosa che è buffa è che ci sono tantissimi spettacoli su San Francesco, e adesso si sono moltiplicati per gli 800 anni dalla morte. In tanti si sono avventurati nel tentativo di narrare la figura di quest'uomo, e tutti lo fanno in modo diverso. Mi fanno sorridere quelli che dicono “adesso vi racconto io il vero San Francesco, quello che vi hanno tenuto nascosto come secoli”. Ma fatela finita, cialtroni! Non lo sai tu, non lo so io non lo sa nessuno. Francesco, ognuno racconta il suo».

E il suo com’è?

«Il mio è un giullare, un grandissimo performer, l’uomo più famoso del Medioevo che fa i conti con il suo essere artista e quindi con l’ego, la vanitas. Per questo Francesco insiste sull'umiltà per tutta la vita: perché è vanitoso, gli piace piacere, e come tutti i santi che insistono su una virtù ha la tentazione del peccato contrario a quella virtù. Alla fine della sua vita, quando è i francescani erano decine di migliaia, alcuni si ribellano e dicono “non ci piace come stai facendo le cose”. Perché Francesco aveva insegnato loro la libertà».

E lui?

«Lui non aveva mai posseduto nemmeno il saio che indossava, possedeva solo l'ordine dei Frati minori e fa un passo indietro: è l'ultima grande, poetica rinuncia che fa Francesco».

Lei è credente?

«Sì, sono credente».

E come è portare sul palco da credente un personaggio così amato anche tra i non credenti?

«Mi diverte scontentare tutti, ma non perché io sia un provocatore, non è la mia cifra. Però non faccio sconti a nessuno: tratto male Francesco, e mi piace che a un certo punto dello spettacolo le persone parteggino per i frati che si ribellano, che diano ragione a quelli a cui Francesco sembra un mezzo matto, un fissato, un egocentrico perfezionista… insomma, mi prendo la libertà di maltrattarlo, di non dipingerlo come un uomo perfetto, ma come un uomo pieno di difetti».

Una famiglia, tre figli, molta tv. Perché continuare a calcare il palco? Non è faticoso?

Molto, e rende economicamente molto meno della televisione. Ma senza io avvizzisco, non penso che potrei farne a meno… e poi sono più bravo a teatro che sul video».

Il pubblico televisivo non mi pare d’accordo.

«A mia moglie fa schifo tutto quello che faccio in televisione, e le piace tutto quello che faccio a teatro».

In Sardegna non è venuto spesso.

«Due volte. E sempre d’estate. Una volta ho portato il mio figlio più piccolo a Cala Goloritzé, la spiaggia più bella del mondo: l’acqua era trasparente, cristallina, si vedevano i pesci sotto di noi… lui non poté fare il bagno perché la sera prima, a causa mia, per un gioco stupido, gli avevano messo tre punti in testa».

Glielo rinfaccia quando litigate?

«No, ma dovrebbe».

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