Assemini-Elmas.

Due condanne alla banda delle rapine 

Si è chiuso il processo per i furti e gli assalti compiuti nel Cagliaritano 

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Con due condanne e diverse pronunce di assoluzione per vari capi d’imputazione, ma anche prescrizioni e dichiarazioni di non doversi procedere per l’assenza della querela, si è chiuso ieri mattina – davanti ai giudici della Prima sezione penale del Tribunale di Cagliari – il dibattimento del processo nato dall’inchiesta per un giro di rapine in abitazioni, furti di automobili e altri reati che sarebbero stati compiuti tra Assemini, Elmas e Cagliari tra il 2012 e il 2013.

La sentenza

Il collegio presieduto dalla giudice Lucia Perra, con a latere i colleghi Antonella Useli Bachitta e Federico Loche, ha condannato a 6 anni di reclusione il 32enne cagliaritano Simone Mellano, infliggendo anche 5 anni di carcere al coetaneo Andrea Carboni, di Elmas, entrambi comunque assolti da altre imputazioni. Cadono le accuse, con formule differenti, nei confronti di Enrico Cascili, 34 di Elmas, Daniele Rossi, 34 di Assemini e Fabio Garau, 35 di Elmas. I giudici si sono presi 90 giorni per il deposito delle motivazioni.

L’inchiesta

L’indagine del sostituto procuratore Danilo Tronci era nata da una serie di furti di automobili, ma venivano contestati – a vario titolo – anche i reati di ricettazione, rapine nelle abitazioni, un sequestro di persona, armi e anche un episodio di detenzione di droga. Episodi che sarebbero avvenuti tra il settembre del 2012 e il gennaio del 2013. Chiusa l’inchiesta, il pm aveva chiuso l’indagine nei confronti degli indagati. Tra gli episodi al centro dell’inchiesta c’era stata una rapina avvenuta nel settembre 2012: tre automobili rubate (una Fiat 500, una Volkswagen Golf e una Mercedes Classe C), dopo aver sottratto ai proprietari anche le chiavi custodite all’interno di un’autorimessa. La Mercedes rubata sarebbe poi finita, secondo la Procura, sarebbe passata di mano in meno.

Le rapine

Ma la parte più grave dell'inchiesta riguardava due rapine nelle abitazioni, caratterizzate, secondo le contestazioni formulate dagli inquirenti, da violenze e minacce nei confronti delle vittime. La prima sarebbe stata commessa ad Assemini sempre nel settembre 2012: una donna sarebbe stata immobilizzata sul letto e minacciata con un coltello puntato alla gola. I rapinatori avrebbero preteso di sapere dove si trovasse la cassaforte, arrivando, secondo il capo d'imputazione, a minacciare pesantemente la vittima. Dall’abitazione sarebbero stati portati via una fede nuziale, un fermaglio, una catenina, due orecchini, tutti in oro, un fucile calibro 16 e venti euro in contanti. L’inchiesta si era occupata anche di un secondo assalto, sempre con la stessa dinamica, avvenuto a Elmas nel gennaio 2013, i malviventi avrebbero legato a letto i padroni di casa e portato via un bottino per 600 euro. Alla fine i giudici hanno ritenuto provate solo alcune delle contestazioni, mentre per altre è intervenuta la prescrizione o c’è stato il proscioglimento. A difendere gli imputati c’erano gli avvocati Cinzia Lilliu, Anna Maria Busia, Marzia Pinna e Francesca Ferrai.

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