L’incendio.

Domato il maxi rogo di Milano, la Procura batte la pista del dolo   

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Milano. Ci sono volute quasi ventiquattro ore per domare l’incendio che mercoledì sera si è sviluppato in una grande area di smistamento merci della Brt, di fronte a uno studentato e a poche centinaia di metri dal campus di Bovisa del Politecnico. Dall’intero capoluogo lombardo era visibile una gigantesca colonna di fumo, anche se le analisi hanno escluso, al momento, pericoli per la salute pubblica. Sul fronte investigativo, invece, ogni ipotesi resta in piedi, a cominciare da quella del dolo.

Ieri sono stati gli stessi vigili del fuoco a sciogliere le ultime riserve sulle operazioni di spegnimento definendo «cessato» ogni possibile pericolo, soprattutto quello legato a due mezzi carichi di bici elettriche che alle prime luci dell'alba ancora bruciavano rischiando di far esplodere qualche batteria. L'Arpa non ha registrato «valori critici per gli inquinanti monitorabili sul posto», mentre un filtro posto su un palazzo vicino al capannone della Brt i via Don Minzoni è stato esaminato per la ricerca di diossine, furani e Ipa. Prudenzialmente resta invece il divieto di superare la fascia di cinquecento metri dal rogo. Intanto Mauro Caciolai, comandante provinciale dei vigili del fuoco, ha speso parole di elogio per gli oltre sessanta pompieri che hanno operato per tutta la notte e anche per due operai della Brt che, «esponendosi a rischi», hanno allontanato magazzino svariati container impedendo che prendessero fuoco.

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