Il caso.

«Dobbiamo difenderci: facciamo rumore» 

L’appello dell’insegnante di flamenco sfuggita alla morte per mano di un uomo  

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«Sono stata minacciata, quasi uccisa da un uomo. Ma sono viva. In tante, in troppe, stiamo ancora subendo una qualche forma di violenza: uniamoci per creare una rete sempre più fitta e coesa. Facciamo rumore». L’appello, diffuso sui social, è di Valentina Pilia, l’insegnante di flamenco sfuggita miracolosamente lo scorso 12 luglio alla morte. Cristian Musu, quel giorno, l’ha aspettata davanti alla palestra in via Renzo Laconi, a Mulinu Becciu, dopo che – secondo quanto ricostruito dalla Polizia – l’aveva perseguitata con messaggi insistenti e richieste finalizzate a una relazione. All’ennesimo rifiuto, anche di una partecipazione alla lezione, ha preso il fucile sparando un colpo che per fortuna non ha centrato la donna e l’amica che era con lei. L’uomo si è poi tolto la vita con un secondo colpo.

Il silenzio

Valentina Pilia aveva subito raccontato quel terribili momenti. «Siamo vive per miracolo, ci ha protetto qualcosa di più grande», avevano detto le due donne dopo aver presentato la denuncia in Questura. «Non c’è realmente una spiegazione: ha puntato il fucile verso di noi e ha sparato in alto perché noi eravamo sulle scale. Lui era abbastanza vicino». L’insegnante e l’amica si sono rifugiate all’interno della palestra. Poi Musu si è tolto la vita. «Siamo scappate, ma è stato terribile. Purtroppo non c’è la minima consapevolezza e il minimo rispetto da parte di chi non sa accettare un rifiuto e può accadere, come è successo a noi, di ritrovarsi con la morte in faccia». Nelle settimane successive sono arrivati tantissimi messaggi di solidarietà. E in questi giorni l’insegnante di flamenco, molto apprezzata per il suo valore, ha deciso di metterci volto e parole: «Decido di raccontare la mia storia perché sono qua e sono viva. La pubblico nel mio profilo social di lavoro perché il mio lavoro, insieme alla mia pace e alla mia serenità, sono stati lesi».

La collaborazione

Valentina Pilia ha deciso di non fermarsi, anzi di reagire: «Lo spazio in cui si genera e vive l’arte è come un tempio: come tale va trattato, rispettato e custodito. Come donna e come professionista, oltre al valore della mia vita e del mio corpo, difendo il valore del mio lavoro e della mia pace: è nostro, è bellezza, è terapia, è sacro. Nessuno lo può sporcare». Poi l’appello rivolto a tutte le donne vittime di qualsiasi forma di violenza: «In troppe stiamo subendo una qualche forma di violenza: ci stiamo unendo per creare una rete sempre più fitta e coesa. Facciamo rumore».

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