Lo sciopero.

Disparità sul lavoro, le donne in piazza 

Nell’Isola occupazione femminile inferiore di 14 punti e salari più bassi 

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“Viva le donne”. Il grido si alza da piazza Palazzo a Cagliari, dove ieri sindacati e lavoratrici hanno issato bandiere e cartelloni per lo sciopero generale promosso da Filcams e Flc Cgil. All’indomani della Giornata della donna, la mobilitazione riporta al centro una disparità ancora evidente nel mondo del lavoro.

Ottomila euro

I numeri sono preoccupanti: in Sardegna il tasso di occupazione femminile è 14 punti più basso rispetto a quello maschile (50% contro 64%). Oltre il 50% delle donne lavora con contratti part-time contro il 28% degli uomini. A questo si aggiunge un divario salariale che può arrivare fino a 8 mila euro l’anno, mentre meno di una donna su cinque è alla guida di un’impresa.«Nei settori del commercio, dei servizi e della ristorazione il lavoro femminile è spesso sottopagato e sfruttato, mentre il divario salariale resta inaccettabile». Lo ha detto Fausto Durante, segretario regionale della Cgil, che ha criticato anche le politiche del governo: «L’ultima finanziaria non conteneva nessun provvedimento richiesto da Cgil, niente che scoraggi la penalizzazione delle donne che vogliono avere figli».

Part-time involontario

Secondo il sindacato la precarietà pesa in modo particolare sull’occupazione femminile. «In Sardegna nove contratti su dieci sono segnati da precarietà e iperflessibilità – ha aggiunto Durante – e questo colpisce soprattutto le donne, che continuano a guadagnare meno pur svolgendo lo stesso lavoro».Un tema ripreso da Nella Milazzo, segretaria generale della Filcams Cgil Sardegna: «Abbiamo scioperato perché vogliamo dare un messaggio politico. Vige un modello economico votato al lavoro sottopagato. Nei settori del terziario, del turismo e dei servizi, dove oltre il 60% degli occupati è donna, il part-time involontario supera il 60%. Un lavoro che spesso non garantisce dignità economica».

Trent’anni

Valentina Sechi, dipendente al Conad di Santa Gilla: «Sono part-time da trent’anni, il contratto non cambia nonostante i cambi di gestione e le spese che affrontiamo sono quelle di un lavoratore a tempo pieno. Riesco a mettere da parte solo il 10% a fine mese».Alla mobilitazione ha aderito il mondo della scuola. «Le ultime politiche sui diritti delle donne segnano un passo indietro – ha detto Francesca D’Agostino della Flc Cgil – È inaccettabile che queste questioni siano rimesse in discussione».

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