Lanusei.

Delitto Mameli, Migali a processo 

Il 28enne di Girasole è stato rinviato a giudizio per l’omicidio di Carnevale 

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Il gup del Tribunale di Lanusei Paola Massidda ha rinviato a giudizio Giampaolo Migali, 28 anni, di Girasole, in carcere dal 13 settembre 2025, unico indagato per l’omicidio di Marco Mameli, 22 anni di Ilbono, ucciso il 1 marzo 2024 durante i festeggiamenti di Carnevale a Bari Sardo. Su Migali pende la contestazione di omicidio, aggravata dai futili motivi, formulata dalla sostituta procuratrice di Lanusei Giovanna Morra, titolare dell’inchiesta. Davanti ai giudici della Corte d’Assise di Cagliari Migali dovrà rispondere anche del ferimento di Andrea Contu (27), anch’egli di Ilbono, avvenuto alcuni momenti prima del delitto.

Il grande assente

Migali non era presente in aula. Durante l’udienza di ieri, cominciata alle 10, il giudice dopo una breve camera di consiglio ha respinto un’istanza di nullità presentata dalla difesa che ha poi presentato richiesta di giudizio abbreviato condizionato all’audizione di alcuni consulenti. Istanza anche in questo caso ritenuta inammissibile dal giudice.

Alle 14,30 il giudice ha disposto il rinvio a giudizio fissando l’udienza per il 29 aprile. In aula c’erano i genitori di Marco, Simona e Andrea e la sorella, assistiti dall’avvocato Gianluigi Mastio. Fuori dal tribunale un gruppo di parenti e amici del giovane ucciso. Hanno scritto sui cartelloni “verità per Marco”. Dal giorno della tragedia non hanno mai smesso di chiedere giustizia anche quando le indagini parevano arenarsi in un muro di silenzio.

L’accusa ha in mano carte importanti. Per l’attività investigativa sono state preziose le testimonianze registrate dal padre di Marco, Andrea, durante alcuni colloqui con gli amici di Migali che avevano assistito alla lite. Ogni parola è servita agli inquirenti in ascolto a ricostruire il mosaico del delitto. Frasi come: “il coltello di noi ce l’aveva solo lui” (Migali), oppure “l’unico col coltello in mano è Migali”. Il fulcro della tesi difensiva è che «la condotta di Migali sia stata decontestualizzata trasformando una rissa generalizzata in un’aggressione unilaterale e preordinata ad offendere». Non sarebbe stata un’aggressione a freddo e non per futili motivi. Tra le prove a supporto dell’accusa il dna ritrovato sull’arma del delitto, un coltello, riconducibile a Migali.

I difensori

L’avvocato Gianluigi Mastio alla fine dell’udienza si è detto sereno e soddisfatto della decisione del giudice. Esprimono fiducia anche gli avvocati Francesca Ferrai e Maria Leonida Cadoni, legali di Giampaolo Migali. «Prendiamo atto dell’esito dell’udienza preliminare, ma con rinnovata determinazione intendiamo proseguire nell’attività difensiva al fine di chiarire la posizione del nostro assistito e dimostrarne la totale estraneità alla contestazione più grave addebitatagli». Andrea Contu è assistito dall’avvocato Giampaolo Pilia.

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