La tragedia.

Crolla un palazzo di sei piani a Gaza, strage di bambini 

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Gaza. Si chiamava Saada, ovvero Felicità, e ospitava almeno 100 sfollati. L'edificio di sei piani è crollato in un istante nel cuore della notte, uccidendo nel sonno almeno 21 palestinesi, tra cui 12 bambini, e ferendone altri 45. Un dramma che rischia di avere un bilancio molto più pesante: sotto le macerie sarebbero infatti rimaste intrappolate almeno altre 100 persone, la metà bimbi.

Il palazzo, nell'area di Tal al-Hawa a Gaza City, era notoriamente insicuro: aveva subito danni strutturali e si era inclinato dopo un primo attacco aereo israeliano nelle fasi iniziali del conflitto. Nonostante il pericolo palese, 10 famiglie di sfollati vi avevano trovato rifugio per sfuggire alle terribili condizioni dei campi profughi.

È una strage annunciata figlia delle condizioni estreme in cui vive la popolazione palestinese quella che si è consumata nella Striscia. Secondo la Protezione civile dell’enclave, che opera sotto Hamas, nella struttura martedì erano apparse delle crepe. L'edificio era stato colpito più volte tra il 2024 e il 2025, e in passato erano stati diffusi avvertimenti ai residenti affinché non vi facessero ritorno. Ma i profughi, ha spiegato il portavoce della protezione civile Mahmoud Basal, hanno ignorato gli allarmi: «Non hanno altra scelta. Senza tende né case a disposizione, vivono in edifici lesionati e danneggiati, nonostante i rischi di crolli».

Alessandro Mrakic, direttore dell'Undp, ha spiegato che a spingere verso strutture pericolanti è anche la grave carenza di materiali edili che affigge la Striscia. Dalla notte le squadre dei soccorritori hanno lavorato incessantemente per recuperare le persone rimaste intrappolate. Le immagini mostrano l'intero edificio ridotto a un'enorme montagna di detriti, coi soccorritori che lavorano con strumenti di fortuna insieme ai residenti che scavano a mani nude. La Croce Rossa, le agenzie delle Nazioni Unite e alcuni team egiziani si sono uniti alle ricerche, ma i funzionari Onu hanno riferito che le operazioni vanno a rilento perché mancano strumenti adeguati. Israele infatti continua a limitare l'ingresso di diverse tipologie di attrezzature che qualifica come “dual use”, cioè con un possibile impiego militare. Hamas ha fatto appello agli Usa affinché faccia «entrare le attrezzature di soccorso».

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